
Woody Allen è davvero un provocatore.
Più che un gossip, la sua relazione con la figlia adottiva della moglie fu un vero scandalo: si rimproverava all’intemperante genio del cinema americano la differenza di età con la sua donna e, ancor di più, il loro rapporto di contiguità, che nella nostra cultura è considerato incesto anche in assenza di vincoli di sangue.
Un pietoso silenzio sarebbe dovuto cadere sulla questione. Invece, proprio nel sogno che conclude il bellissimo Match point, film che ha convinto pubblico e critica soprattutto per l’abile regia di un Allen stavolta dall’altra parte della telecamera, il protagonista cita Sofocle.
Anche se non letteralmente, Allen cita, non allude, ben sapendo che, universalmente, il nome del grande drammaturgo è legato alla figura di Edipo, l’uomo che, uccidendo il padre e sposando la madre, e diede il nome, in psicologia, a quel complesso che spinge molti bambini ad ingelosirsi del papà, a cui contendono l’affetto per la mamma.
E’ vero che anche il film tratta di un rapporto potenzialmente incestuoso fra due “quasi” cognati, ma il riferimento sofocleo ha richiamato alla mente di molti proprio la pruriginosa storia personale del regista. Il brano incriminato è tratto dall’Edipo a Colono e precisamente alla lunga rhesis rivolta da Creonte ad Edipo, che qui vi ripropongo (la massima sottolineata è quella riproposta nel film) nella traduzione di Ettore Romagnosi:
Di questa terra o nobili signori,
nuovo terror v’ha colti, io ben lo veggo
dagli occhi vostri, per la mia venuta.
Ma non temete, ma parola infausta
non pronunciate: io qui non vengo a compiere
opera trista: ch’io son vecchio, e giungo
a una città, lo so bene, possente
quanto altra mai ne l’Ellade. Ma qui,
vecchio quale io mi sono, m’inviarono
perché quest’uomo al suolo dei Cadmèi
convincessi a seguirmi; e non d’un solo
l’invito fu, ma tutti mi vi spinsero:
ché piú d’ogni altro, in Tebe, a sofferire
le pene di costui, me designava
comunanza di stirpe. Or dunque, ascoltami,
misero ÈDIPO, e torna alla tua patria:
il popol tutto dei Cadmèi t’invoca,
bene a diritto, ed io primo fra tutti,
tanto piú, quanto piú - se no, sarei
il piú tristo fra gli uomini - m’affliggo
per le tue pene: ch’io ti vedo, o vecchio,
presso altra gente esule andare, o misero,
sempre ramingo, ed un’ancella sola
compagna all’errar tuo: ch’io non credeva
che in tal miseria ruinar potesse
dove caduta adesso è questa misera,
che te cura e la tua povera vita,
con cibi mendicati, in tale età,
senza sorte di nozze, e preda al primo
che in voi s’imbatta. O a me turpe rampogna,
e a te, meschino, e alla progenie tutta!
Tanta miseria ora conviene ascondere.
E tu, pei Numi patrî, Èdipo, ascoltami,
nascondila, con me volenteroso
torna alla tua città, torna alla casa
dei padri tuoi. Questa città saluta
con cuore amico: essa n’è degna; eppure
maggior giustizia sembrerà, se veneri
la patria, che ti fu prima nutrice.

Benedetta Colella








