Non c’è tempo

Il tempo nella riflessione degli stoici

La concezione del tempo in Seneca è stato oggetto di un recente corso di aggiornamento organizzato nel mio liceo: strano a dirsi, tutto si è imperniato sui contenuti e non hanno trovato spazio le castronerie didattiche che stanno, in genere, ridicolizzando la scuola di oggi.

In particolare, ho trovato interessanti gli excepta bibliografici fornitici dal prof. Sega, relatore del corso, sulle fonti senecane e quindi sulla filosofia stoica di età ellenistica.

Prima di riportarli in questa sede, è doverosa una premessa: il concetto di tempo è stato, in passato, molto più fluido e meno tirannico di quanto appare oggi.

Fu la Chiesa che, legando lo scorrere del tempo alle liturgie e ai rintocchi del campanile, si appropriò della libertà individuale di scandire autonomamente la propria vita. Non ci ha liberato la conquista dell’orologio da polso: misurare il tempo in ore, minuti e secondi ci priva oggi della possibilità di percepire il giorno come un tutto unico e ce lo impone come una serie frammentata di impegni e di coordinazioni con altre vite che ci controllano e da noi sono controllate.

Quando Zenone rifletteva sul tempo, i suoi riferimenti erano legati al ciclo naturale del giorno e della notte. Per questo, gli parve che non ci fosse un Big bang, un inizio di tutto, ma che il tempo scorresse immutabile, lento ed inesorabile, da sempre e per sempre.

Crisippo, partendo da questa premessa, si accorse che la visione umana del tempo è sempre parziale e che è conoscibile solo il momento in cui viviamo, mentre passato e futuro sono astrazioni su cui non si può speculare, attestandosi così su posizione diametralmente opposte a quelle di Zenone, che aveva negato il presente, in quanto ogni istante è ulteriormente divisibile in altre particelle di tempo che, prima ancora di essere percepite, già appartengono alla storia.

Sono speculazioni troppo profonde per Plutarco, che, non comprendendole, le attacca in Sulle opinioni comuni contro gli stoici 1081C, quando scrive: “E’ contro il buon senso sostenere che il tempo è il passato e il futuro e che invece il presente non è tempo: sarebbe come dire che il poi e il prima esistono, ma non esiste assolutamente il momento attuale. Si dà il caso che questa sia la posizione degli stoici i quali non pensano che esista un elemento minimo del tempo, e neppure un momento attuale senza parti, ma ritengono che quello che si coglie come presente, sia per un aspetto futuro e per un altro passato.

Naturalmente, parlare di stoicismo è una comoda astrazione; le opinioni tra i filosofi della stessa scuola dovessero essere di molto divergenti se, contrariamente a quanto ci è riportato su Zenone, Diogene Laerzio, che non fu un grande filosofo, ma che seppe immortalare ed umanizzare i grandi pensatori che lo precedettero, scrive in Vite dei filosofi VII 141Gli stoici sostengono che il cosmo è corruttibile in quanto è generato, in ragione di una argomentazione che si serve dell’esperienza: se le parti sono corruttibili, tale è anche il loro insieme; ma le parti del cosmo sono corruttibili, dato che si trasformano l’una nell’altra, e dunque il cosmo è corruttibile. Se qualcosa è suscettibile di degradazione è corruttibile, e così è il cosmo, in quanto può degradarsi o per effetto della siccità o per effetto delle inondazioni”

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