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Le Olimpiadi dello Spirito

Le esagerazioni sportive e la meraviglia di Isocrate (Panegirico, 1-2)

Mio marito, e con lui una nazione intera, assiste ipnotizzato ad una amichevole, Italia- Germania, che, per blasone delle squadre, per storia e tradizione, è un classico nell’universo calcistico.

Fino a pochi giorni fa, le Olimpiadi invernali ci hanno visto spettatori sognanti di fronte alle leggiadre acrobazie di atleti finora sconosciuti, a discipline di cui, prima di Torino 2006, si ignorava persino il nome.

Una consolidatissima retorica riconosce allo sport un ruolo fondamentale nella formazione individuale per lo spettacolo che offre alla tifoseria e per i valori che trasmette a chi lo pratica.

Non sarò io a gettare acqua sul fuoco degli entusiasmi sportivi. Vorrei però far mia la meraviglia manifestata già nel 392 a.C da Isocrate, quando, nell’incipit del Panegirico, affermò: Mi stupii spesso di quelli che organizzarono eventi sportivi e pianificarono atletici agoni, perché considerarono degne di premi magnifici le prestazioni dei corpi e non riconobbero nessun onore a quelli che soffrirono in prima persona per la collettività e utilizzarono il loro cervello così che anche gli altri potessero giovarne; fra le due categorie, è giusto concedere più attenzione a questi ultimi: se anche gli atleti avessero il doppio della loro forza, la comunità non avrebbe nulla in più, ma se un solo uomo pensa saggiamente, tutti coloro che vogliono condividerne le idee, possono avvantaggiarsene.

Per questo, mi piacerebbe assistere in prima serata a spettacolari discussioni tra persone competenti di arte, di musica, di letteratura. Vorrei che gli eventi culturali non fossero confinati ad ore improbabili e presentati sottovoce, con quella triste gravità, meglio nota come atteggiamento intellettuale, che spaventa e allontana i profani.

Sono convinta che, precedute da adeguato battage pubblicitario, le Olimpiadi dello spirito saprebbero offrire alle nostre menti assetate di sapere conforto ed entusiasmo maggiori.