Questo sito contribuisce alla audience di

Paride giudicato

Potere, Intelletto o Amore? L’imbarazzo della scelta

E’ sconfortante notare come il primo atto della storia e della letteratura occidentale, la guerra di Troia, si apra con un tentativo di corruzione: Paride, principe- pastore, non sceglierà imparzialmente la più bella tra le bellissime dee che si offrirono al suo giudizio, ma condizionerà il suo voto a proposte a latere.

Meglio il potere, promesso da Era, sposa del capo degli dei, o l’intelligenza, non lesinata da Atena, nata dalla testa del potentissimo padre, o ancora l’amore, seducentemente prospettato da Afrodite?

Personalmente, avrei ceduto alle lusinghe di Atena, disdegnando il dono dell’amore, se condizionato a tanti lutti e a tanto male.

Paride aveva già una donna, la ninfa Enone, ed Elena aveva scelto sua sponte (situazione più unica che rara nella rigida società patriarcale antica) l’uomo a cui legare la sua vita: il pensiero della lussuria, prima ancora che l’effettivo stimolo, nocque a Troia più di mille guerre.

In un dramma pastorale in versi di George Peele, composto in periodo elisabettiano, l’antecedente mitico diventa occasione per un omaggio propiziatorio alla regina.

Il commediografo inglese immagina che Enone, abbandonata da Paride, riceva una visita da Mercurio che la consiglia di arrendersi all’evidenza: il suo uomo non la ama più. Venere, con un brusco tradimento, si indigna con il suo giudice perché insensibile in amore e, alleatasi con le rivali di prima, porta il giovane al cospetto di Zeus.

Paride viene processato per corruzione e rispedito sulla Terra; la sua sentenza è annullata e si procede ad una nuova assegnazione del pomo. Giudice non sarà più un uomo, incline a farsi ottenebrare dall’ambizione, bensì una dea, vergine e guerriera, Diana, che offrirà il pomo ad una ninfa, Eliza (Elisabetta I) che, sola, assomma al grado supremo bellezza, amore, sapienza.