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I valori del participio: il valore nominale

Come districarsi tra participi attributivi, predicativi, sostantivati, congiunti e assoluti

 

 

 

Il caos che turba la mente dei nostri alunni al momento di tradurre il participio è dovuto, a mio avviso, a due arbitrii didattici da cui sono immuni, che io sappia, ben poche grammatiche.

Da una parte, a mio avviso, la sintassi del participio è introdotta troppo presto e tutta insieme, mentre sarebbe opportuno affrontare separatamente i diversi valori di quel caso.

Dall’altra, viene riservata troppa importanza alla semantica intrinseca del participio, espressa spesso con terminologia fumosa o, peggio, direttamente tramite esempi che presupporrebbero ben altra conoscenza del greco per essere recepiti.

Il vero discrimine è invece nella posizione che il participio occupa all’interno della frase.

E’ chiaro che, talvolta, alcuni autori sconvolgono una normale costruzione (quella, per intenderci, che prevede il soggetto, poi i complementi indiretti, poi il complemento oggetto o la parte nominale e per ultimo il predicato) per dare enfasi alla parte del discorso posta all’inizio o alla fine della frase; simili eccezioni, però, non fanno altro che confermare la regola che segue.

Intendiamo con A l’articolo, con P il verbo al participio, con C i complementi retti dal participio, con S il sostantivo, con V il verbo della proposizione che regge il participio.

Il participio attributivo si comporta e si traduce come un attributo e si trova tra l’articolo e il sostantivo a cui si riferisce, secondo una struttura A- P- S, oppure A-S-A-P. Questo participio non regge alcun complemento

Il participio sostantivato sostituisce in pieno il sostantivo: è in realtà il participio attributivo di un sottinteso nome generico come ànthropos o pragma . Si trova nella struttura A-P oppure A- C- P.  Se quindi non si può riferire un articolo seguito participio a nessun sostantivo, tradurremo il sintagma colui/ colei/ la cosa/ coloro che più il verbo alla terza persona