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I valori del participio: il valore verbale

Come districarsi tra participi attributivi, predicativi, sostantivati, congiunti e assoluti

 

 

Il participio congiunto, quello che si trova più di frequente in greco, è una vera e propria proposizione subordinata, che può assumere le più svariate sfumature e che si trova dopo il sostantivo di riferimento (che può essere anche sottinteso) secondo la struttura A-S,-P oppure A-S-, C-P. Molto spesso il participio congiunto è separato dal sostantivo a cui si riferisce da una virgola. Si tradurrà come un gerundio, se riferito ad un nominativo, oppure come una proposizione relativa, in tutti i casi.

Il participio assoluto, meglio noto come genitivo assoluto, si ha quando una proposizione implicita, che non presenta legami grammaticali e sintattici con la principale, si esprime, solitamente all’inizio del periodo, declinando soggetto e participio del verbo al caso genitivo. Si riconosce facilmente non solo perché utilizzato sempre al caso genitivo, ma anche perché, di solito, separato tramite virgole, dal resto del periodo.

Il participio predicativo non dipende da un sostantivo, bensì da un verbo, che indica solitamente un’azione che implica l’uso dei cinque sensi (quindi interessa tutti i verbi che significano vedere, ascoltare, sentire) oppure l’itinerario di un’azione (incominciare, continuare, terminare) oppure il modo in cui l’azione è percepita come evidente o casuale o nascosta. Il participio predicativo si posiziona quasi sempre dopo il verbo da cui dipende, violando così la regola generale che vorrebbe il predicato in ultima posizione. La struttura sarà dunque (A)-S-V-P.

In linea di massima, i verbi che reggono il participio predicativo sono, in italiano, fraseologici e il participio dovrebbe, quindi, tradursi come un infinito. A scanso di equivoci, però, è bene consultare il vocabolario ogni volta che, dalla posizione, si individua un participio predicativo.