La vampa d’agosto

Montalbano invecchia nell’ultimo romanzo di Andrea Camilleri

Vampate di caldo che tolgono il respiro, come improvvisi e fulminei pensieri di vecchiaia incombente, in un mese, agosto, che mantiene il furore dell’estate ma prelude al tramonto autunnale della natura, come i cinquanta anni, ancora forti e vigorosi, si affacciano a precipizio sulla terza età:

questo lo scenario, paesaggistico ed umorale, di La vampa d’agosto, in cui Camilleri ritrova la mano felice delle prime opere e ci guida con brio e con rassegnato sdegno (si perdoni l’ossimoro) nel mondo corrotto della Sicilia e dell’Italia contemporanea.

Montalbano, in piena crisi di identità, indaga su un omicidio di sei anni prima; l’assassino si intuisce quasi subito e si odia ancor prima, ma non è su di lui che verte il romanzo.

In un mondo in cui la verità è osteggiata e vilipesa da corruzioni e concussioni, in cui la connivenza tra potere e delinquenza è evidente a tutti, Montalbano deve reprimere la sua irruenza, mentre più incontrollate diventano le sue emozioni.

Per la prima volta, il fine psicologo, che seppe penetrare nei meandri cerebrali di molti delinquenti, viene manipolato da una donna scaltra, forte della sua avvenenza e di una profonda crisi amorosa tra Salvo e Livia, eterna fidanzata, che, con una voci da banchisa polare, si mostra sempre più distante dal protagonista.

Camilleri non partecipa alla disfatta del suo eroe: sa creare scenette sapide e gustose, concedendo più spazio a Catarella, con la sua disarmante dislessia, e ad altri personaggi minori indimenticabili, che ravvivano ogni pagina con gesti e frasi argute e divertenti.

Solo quando parla dell’Italia, l’autore torna alla sua indignazione, abbandona il suo vernacolo per esprimere tutto il suo corruccio, come in questo passo da antologia:

Che balletto osceno! Che foresta pietrificata fatta di corruzione, imbrogli, malaffare, indegnità, affarismo! […]Come diciva patre Dante:

Ahi, serva Italia, di dolore ostello

Nave senza nocchiero in gran tempesta,

Non donna di provincie ma bordello!

L’Italia continuava ad essiri serva, minimo di dù patroni, l’America e la Chiesa, e la tempesta era addivintata giornaliera macari a causa di un nocchiere ch’era megliu perdirlu ca truvarlu. Certo, le province delle quali l’Italia era donna ammontavano ora a chiossà di un centinaro, in compenso però il bordello era crisciuto in modo esponenziale.

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