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Dialoghi delfici

Roberto Calasso introduce i testi mistici di Plutarco

Mi sono avvicinata con scetticismo a Cento lettere ad uno sconosciuto di Roberto Calasso: una silloge di “quarte di copertina”, più che alla nascita di un nuovo genere letterario, mi sembrava preludere ad un’abile operazione commerciale.

Ho dovuto ricredermi: le introduzioni di Calasso, sempre ponderate ed intelligenti, non mirano a stordire il lettore promettendo, con superlativi iperbolici, mirabilie spesso solo nominali, ma a presentare davvero i testi ed i contesti culturali da cui emergono.

Vorrei riprodurvi, perchè estremamente esplicativa del pensiero plutarcheo, la presentazione di Precetti delfici, pubblicato da Adelphi nel lontano 1983 ed ancora in catalogo:

“Il tramonto degli oracoli è forse il testo più grandioso che ci parli della fine del mondo antico. Nessun’altra immagine di storico o di poetico ha l’eloquenza desolata di Plutarco, quando ci presenta la terra che un tempo straripava di voci oracolari e ora si è completamente inaridita, come una sorgente che si esaurisce.

Narra una storia che aquile, oppure cigni, partiti dai limiti estremi della terra e diretti al suo centro si ritrovarono a Delfi, “ombelico” del mondo. Ma ora anche lì gli oracoli rischiano di giacere muti come strumenti trascurati dai suonatori, mentre una voce soprannaturale annuncia ai naviganti la morte di Pan, e un lungo gemito risponde all’annuncio.

La testimonianza di Plutarco ci appare tanto più significativa in quanto egli stesso fu per vent’anni uno dei sacerdoti di Delfi: questo amabile saggista, questo Montaigne della tarda antichità era anche il custode dei suoi segreti.

Ed è commovente ascoltarlo nella sua difesa dell’oracolo, quand’anche esso non parli più in versi, ma in prosa, come vuole il tempo del declino. Mai come nei dialoghi delfici…il carattere bifronte di Plutarco, che si rivolge al tempo stesso alla divagazione letteraria e alla verità esoterica, si rivela in tale evidenza.

E tanto basta a fare di queste pagine ‘ il congedo più ammaliante e misterioso dal mondo pagano”