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L'uccello amoroso

Mito e tecnica dello yunx, l’uccello che sculetta

La natura, in Grecia, era la principale alleata dell’uomo per forzare, in parte, il destino: a fianco alla religione tradizionale fiorivano pratiche occulte di magia bianca per propiziare affari ed amori.

Per aggiogare alla propria vita un amante riottoso si ricorreva allo yunx, il piumoso uccello detto torcicollo che, con i suoi movimenti scomposti fino all’oscenità (non a caso è definito seisopyghìs, sculettante), suggeriva richiami erotici per gli uomini infiammati dalla passione.

Con buona pace del WWF, il convulso uccellino veniva fissato ad una ruota a quattro raggi, simile ad una trottola: il movimento doveva infondere ardore ad un amante restio o ad un innamorato troppo tiepido.

Yunx doveva, insomma, svolgere la funzione mediatrice che ebbe l’omonima, sfortunata Ninfa che si fece mezzana degli amori fra Zeus ed Io e fu per questo trasformata in uccello da un’infuriata Era, colpita nella gelosia, in quanto moglie di Zeus, e nel culto, in quanto Io era la sua sacerdotessa.

Questa pratica erotica fu consegnata agli uomini da Afrodite, che, ci racconta Pindaro nella IV Pitica, diede a Giasone il prodigioso uccellino per vincere i dubbi di Medea.

Leggiamo infatti nei vv. 213/ 216 che la signora dei dardi più veloci (Pòtnia d’oxytàton belèon, con riferimento alle frecce d’amore scagliate da Cupido), Cipride divina, dall’Olimpo portava agli uomini per la prima volta lo Yunx variopinto, uccello delirante (mainàd’ornin), dopo aver aggiogato lui, legato da quattro parti, ad una ruota (alyto Kuklo, letteralmente, cerchio insolubile).

Medea la maga, quindi, subisce atti di stregoneria prima di indirizzare al male la propria profonda conoscenza della natura e delle erbe venefiche.

La prassi dello yunx piacque al periodo ellenistico: nel II idillio di Teocrito troveremo una fattucchiera che si affida a questa pratica magica per riconquistare un giovanotto che la sedusse e subito l’abbandonò.