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L’ultimo Catone

Dante esoterico e l’avventuroso romanzo di Matilde Asensi

L’ultimo Catone, uscito da poco in edizione economica, è un romanzo lunghissimo, tediato da una grafica criminale che rende ostica la lettura e da un incipit lento e scoraggiante.

Eppure, il romanzo diventa presto avvincente: le prove di iniziziazione affrontate da una religiosa paleografa, dal capo delle guardie svizzere e da uno studioso copto, ispirate alle cornici del Purgatorio dantesco, sanno coniugare pathos, mordente e, soprattutto, cultura.

I riferimenti puntuali all’esegesi dantesca, alla letteratura, alla paleografia, alla storia non scivolano mai nel nozionismo, ma sono utili strumenti per districare le complesse situazioni vissute dai protagonisti, che, a loro volta, vivono tormenti individuali, del tutto estranei alla situazione contingente.

La suora scopre su quali fondamenta si basi il benessere della sua famiglia e, con una tensione degna della Medea di Apollonio Rodio, si innamora e rinuncia ai voti; lo spietato comandante, detto la Roccia per le sue doti fisiche ed intellettuali, abbandona il Vaticano per iniziare una nuova carriera; lo studioso copto prende coscienza delle brutture dell’Egitto contemporaneo e se ne allontana.

La loro missione, finalizzata inizialmente a fermare un traffico di reliquie, diventa pian piano una catarsi individuale, in cui, attraverso prove stimolanti per il fisico e per la mente, si purgano dei sette peccati capitali per essere liberi di riconoscere il proprio paradiso.

Ho letto il libro mentre ero in crociera e quindi non ho potuto controllare subito e accreditare i riferimenti letterari di cui è densa quest’opera straordinaria: mi ero quindi convinta che la Asensi avesse forzato il testo dantesco, simulando un ruolo iniziatico dell’Alighieri nella Firenze del periodo, per creare dal nulla una storia affascinante, ma sempre troppo romanzata.

Quale sorpresa scoprire dall’enciclopedia Dantesca che ogni affermazione dell’autrice in questo straordinario libro è fondata!

E’ vero, almeno secondo il Valli, che Dante fece parte di una congregazione, detta dei Fedeli d’Amore, “oppositori risoluti della Chiesa romana non in quanto appartenenti a dottrine ereticali…ma in quanto tutti fieramente ghibellini” (e non a caso, Foscolo definirà l’Alighieri Il ghibellin fuggiasco).

E’ vera l’esistenza della setta degli Skaurophylakes, dei custodi della croce, che diventavano tali attraverso un duro percorso iniziatico che si concretizzava nella scarificazione della pelle.

E’ possibile un’interpretazione tutta esoterica del Purgatorio, che, appunto per una certa ermeticità, da sempre è sottostimato rispetto all’Inferno e al Paradiso.

E’ attestata una certosina ritualità bizantina, fatta di simbolismi e schemi di difficile lettura: penetrare in questo mondo, con la guida della Asensi, è un fine piacere intellettuale di cui non ci si può privare.