
Questa è la differenza tra divulgazione e letteratura: la prima ha bisogno di una trama solida, di continui colpi di scena, di dinamiche ipercinetiche, la seconda può rinunciare al plot perché è nella riflessione che illumina la mente dei lettori.
Quante opere pseudoletterarie si perdono nella noia del nulla!
Quanto è difficile ammarare la facile zavorra della suspance e mostrarci un protagonista solo e nudo che muove e commuove con la sola forza dei suoi pensieri!
Caos calmo è un titolo ossimorico ed allitterante, una vera e propria dimostrazione di stile da parte di Sandro Veronesi, che comunque demolisce le sue pretese intellettuali negando la paternità del bel titolo, banalizzato in una serie di occorrenze casuali su Google.
Tutto il romanzo è teso nella contemporanea affermazione e negazione dei principi fondamentali della narratologia. Alla seconda pagina, già il fiato muore in gola e le palpitazioni aumentano in una magistrale scena di lotta contro le onde, che vede impegnato il protagonista, Pietro Paladini, eroe per caso, senza blasone, e vittima designata del Fato.
Mentre Pietro salva una sconosciuta, muore Lara, la compagna, la madre di sua figlia.
Qui, il ritmo si ferma e al pathos subentra la riflessione. Il resto del romanzo vede il protagonista ritto sulla soglia della scuola della figlia, un po’ per non lasciare sola la bambina, un po’ per sfogare in maniera grottesca il suo dolore (o almeno la drammatica assenza di ogni contraccolpo dopo una tragedia tanto brusca).
Sotto quell’edificio, si affolla così una varia umanità di amici, nemici, questuanti che si confronta con Pietro e ne fa il depositario di piccoli, grandi bruciori, dell’universale tragedia del vivere che si esprime ora con l’attaccamento morboso al lavoro, ora con la sua negazione, ora con la ricerca, ora con la fuga dalla normalità.
Veronesi sa tratteggiare in poche righe intere esistenze, offrendo al vasto sottobosco dei personaggi minori caratteristiche peculiari e indimenticabili e permettendo al lettore di intrufolarsi nei meandri della psiche umana, nel nervo scoperto del dolore universale.
E siccome Veronesi non si limita a suggerire emozioni, ma scava nell’animo del lettore o lo porta a vivere in prima persona gli episodi che racconta, per una decina di pagine, quelle dell’incontro ad altissimo contenuto erotico di Pietro con la donna che salvò in incipit, ci si sentirà sporchi e nauseati.
Su un’unica, magistrale scena di sesso, violenta e degradante nelle intenzioni stesse dell’autore e in piena armonia con la psicologia dei personaggi, si accumulano le critiche dei detrattori dell’opera, come se una commedia umana dello spessore di Caos calmo possa risolversi e disperdersi nell’ansare bestiale di un uomo e di una donna in giardino.
Il capitolo 32 (pp.348/364) è quello incriminato. Il resto del libro è unanimamente, concordamente, incredibilmente un capolavoro.

Benedetta Colella








