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La rivale in amore

Maldicenze ed ipotesi suggestive nel primo dei Dialoghi delle cortigiane.

Capitare a tiro di due malelingue d’eccezione come Glicera e Taide può essere davvero spiacevole.

Il nome d’arte, che suggerisce per entrambe blandizie e moine professionali (Glicera, ossia la dolce e Taide, alias la bella), rivela solo un aspetto, il più professionale, delle due meretrici che Luciano fa incontrare nel primo dialogo delle cortigiane.

Se il fine ultimo è, senza dubbio, spennare l’innamorato (anzi, con felice metafora, vendemmiarlo trygào, ossia spogliarlo grappolo a grappolo dei suoi averi), non mancano pettegolezzi al vetriolo.

Glicera è furibonda perché Gorgona, la puledra focosa, ha intercettato e circuito uno dei suoi spasimanti, un elegantone (euparyfos) che in precedenza lei stessa aveva sottratto alle grazie di Abrotono, la splendida.

Lei, che fa tanto l’amica ( phyle dokousa einai), al momento opportuno ha sfoderato tutte le sue armi per concupire l’uomo di un’altra. Quello che per Glicera rappresenta il massimo tradimento è ridimensionato da Taide, che, non coinvolta sentimentalmente, fa notare come il comportamento di Gorgone sia biasimevole, certo (Poneròn men), ma non inaspettato (adòketon de), anzi, piuttosto comune fra le etere. Dove non arriva la gelosia, giunge invece la malignità: quali sono le grazie di Gorgona?

Sarà anche alta (eumekes), avrà anche portamento (orthè), sorriderà in maniera seducente (meidià pany epagogòn), ma come non accorgersi dei suoi limiti?

E’ una prassi, purtroppo, piuttosto consolidata nelle donne quella di vivisezionare le rivali in amore, esagerandone i difetti: alla povera Gorgona vengono così imputati naso lungo (rìs makrà), collo sottile (oggi sarebbe un vanto, allora era un’onta: trakelos leptòs), addirittura vene varicose (ai flebes epìsemoi) e labbra livide (ta cheile pelidnà).

E allora lo spasimante non può aver ceduto sua sponte a grazie tanto avvizzite!

Sono le forze irrazionali della stregoneria ad avvincere l’uomo ed ecco che il discredito per Gorgona si estende anche alla famiglia, in particolare alla madre che, nella fantasiosa conversazione delle due prostitute, diventa una potentissima fattucchiera, che di notte vola (petesthai tes nyctos), che addirittura, con certi suoi canti tessali, tira giù la luna.

A questa superstizione, fa eco, invece, il pragmatismo di Taide, che liquida questo dramma della gelosia con elegante cinismo: ma tu, Glicera, vendemmierai un altro, lascia che questo vada in pace.