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Sogno o son desto?

Interpretazioni contraddittorie del sogno di Senofonte (Anabasi, III, 1, 11-13)

Il sogno è l’unico mezzo in nostro possesso per evadere da una realtà che spesso ci sta stretta: può prospettare scenari così catastrofici da suscitare, al risveglio, gioia perché l’incubo si è esaurito e la vita scorre normale; può trasportarci in situazioni meravigliose e farci essere di volta in volta re, esploratori, amanti.

Piacerebbe a tutti saperne di più, capire che cosa lo produca, da quali sinapsi sia generato, quali comportamenti suggerisca, quali eventi prefiguri.

Gli antichi, da parte loro, lo attribuivano agli dei: il sogno era una specie di immagine intangibile che compariva per aiutare l’uomo (se l’interpretazione si rivelava giusta) o rovinarlo (il cosiddetto sogno ingannatore, imposto al malcapitato da dei malefici, intenzionati a rovinarlo).

Va da sé che, in quel mondo credulo, un presunto sogno o un’abile interpretazione degli indovini andava a giustificare crimini efferati: l’esposizione di Edipo, l’allontanamento di Paride.

Apollodoro addirittura creò una copiosa enciclopedia per spiegare i sogni più ricorrenti, che fu poi saccheggiata appieno dalla saggezza popolare, che attribuì alle immagini ipnotiche numeri da giocare al lotto. Fu Freud , poi, a riportare nella mente dell’individuo le sensazioni che danno vita ai sogni, in cui si esplicitano paure e desideri inconsci.

Anche Senofonte ebbe un sogno, ma seppe liquidarlo subito come elemento irrazionale: per lui, uomo del IV secolo, che aveva visto il crollo della Grecia e il ridimensionamento di ambizioni personali e nazionali, non c’è spazio per suggestioni e ammiccamenti.

Giacchè c’era incertezza, Senofonte si angosciava con gli altri e non poteva dormire. Essendogli toccato in sonno (lanchano, a dimostrare che anche il sonno è dono degli dei e non dipende dalla stanchezza individuale) un po’ di sonno, vide un sogno (elemento estraneo, contemplato dal letto, subito e non agito). Gli sembrò che, durante un temporale, un fulmine cadesse sulla casa paterna e che per questo essa lampeggiasse tutta. SI svegliò subito impaurito e da una parte riteneva positivo il sogno, perché, pur essendo nei pericoli e nelle difficoltà, gli sembrò di vedere una grande luce da Zeus, d’altra parte aveva paura, perché gli sembrava di avere il sogno da Zeus Re, e gli sembrava che il fuoco dardeggiasse in circolo (non è casuale l’anafora del verbo di incertezza dokeo) affinchè non potesse mai andar via dalle terre del re di Persia, ma fosse schiacciato da ogni parte da una serie di difficoltà. E’ lecito arguire quale significato abbia il vedere questo sogno dagli avvenimenti successivi