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Sesso, cultura e cuore: gli ingredienti di un amore (I)

Una storia emblematica: Abelardo ed Eloisa (i protagonisti)

 

 

 

Lui era Abelardo, un teologo all’apice della fama, che inchiodava l’uditorio con il carisma della sua persona, con l’acume della sua mente, con la persuasività dei suoi discorsi. Lo spingeva una cieca ambizione: superare, screditare ogni maestro e fondare autonomamente frequentate scuole di pensiero. Quel Dio di cui parlava gli era il tramite per soddisfare le sue brame.

Lei era Eloisa, ancora giovane e già nota a molti per l’intelligenza brillante ed una passione per lo studio rara davvero in un secolo, il XII, che aveva confinato le donne nelle cucine, privandole del conforto della cultura.

Il loro amore bruciò a Parigi, allora città fra tante, oggi simbolo del romanticismo e della passione.

Innamorarsi di un nome si può: Eloisa sognava Abelardo già prima che lo zio canonico, Fulberto, che nulla negava alla nipotina forse orfana, sicuramente portentosa, glielo assegnasse per precettore.

Quello che entrambi ignoravano era l’ardore della passione, il desiderio bruciante dei corpi, la smania di godere dell’altro e per l’altro. Non fu la squallida tresca tra un subdolo maestro ed ingenua alunna: fu un incendio che li sradicò della loro razionalità, gettandoli tra i piaceri della carnalità e della ferinità.

Conversazioni stimolanti e giochi erotici, sofismi e sospiri costellarono il loro amore, reso scabroso dalla giovane età di lei e dalla fama di teologo di lui.

Lo zio Fulberto, un triste giorno, non vide due anime palpitanti, ma due corpi che oscenamente si fondevano: la sua reazione fu immediata ed Abelardo fu allontanato dalla casa, ma non dalla vita di Eloisa.