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Sesso, cultura e cuore: gli ingredienti di un amore II

Una storia emblematica: Abelardo ed Eloisa (gli ostacoli)

Il grande logico, reso folle dall’ardore, fuggì insieme alla sua donna e, quando seppe che un bambino cresceva in lei, volle sposarla.

Ricorse al matrimonio come un sacrificio d’amore, come un’extrema ratio che sacrificava la sua carriera: anche se tecnicamente il medioevo chiamò chierico chiunque avesse ricevuto adeguata istruzione, nella pratica era convinzione diffusa che il vero filosofo non dovesse abbassarsi ad una vita affettiva per coltivare solamente fede e studi. Mai, soprattutto, avrebbe dovuto sposare una donna non vergine.

E ci ricorse nonostante la ritrosia di Eloisa, che non avrebbe mai voluto ostacolare le ambizioni di Abelardo e che anche se il nome di sposa può parere più sacro e più valido preferiva essere un’amica, una compagna, perfino una concubina o una sgualdrina (dulcius mihi sempre exstititamicae vocabulum aut, si non indigneris, concubinae vel scorti)

Qui sorge Eloisa in tutta la fierezza del suo amore, che è gratuito, assoluto e non deve essere compensato, irrigidito, normalizzato dallo status sociale di moglie. Sono ragioni del cuore e, come tali, non furono comprese né da Abelardo né, ancor meno, dallo zio, che pose il matrimonio come unica condizione per ottenere la sua benedizione. E poco conta che, nelle intenzioni, il contratto dovesse rimanere segreto, per non nuocere alla reputazione di Abelardo: Eloisa fu sì confinata in un monastero e l’astro di Abelardo continuò sì a splendere, ma la notizia del matrimonio si diffuse velocemente, propagandata dai parenti di Eloisa e avvalorata dal contegno impudico dei due coniugi, che avevano fatto di un luogo sacro a Dio la loro alcova.

Erano affronti insopportabili all’epoca e la famiglia di Eloisa non li sopportò: Abelardo stesso racconta con dolore come si accordarono e una notte, dopo aver corrotto un mio servo con denaro, mi sorpresero mentre riposavo tranquillamente in una stanza appartata di casa mia e mi punirono con la più crudele e infamante delle vendette[…]: mi tagliarono cioè la parte del corpo con cui avevo commesso ciò di cui loro si lamentavano.

Abelardo, reso eunuco e quasi pazzo per il dolore e per l’umiliazione, volse finalmente a Dio il suo animo esacerbato e, girando le spalle ad Eloisa, dedicò cuore ed anima all’esegesi della Sua parola.

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