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Sesso, cultura e cuore: gli ingredienti di un amore III

Una storia emblematica: Abelardo ed Eloisa (la conclusione) Una storia emblematica: Abelardo ed Eloisa (la conclusione)

Per Eloisa non fu così semplice: il suo amore non era legato ad impellenze fisiche e sussisteva, violento e bruciante, anche dopo l’onta, anche dopo il rifiuto.

Chiusa in un monastero, subì il dolore di vedersi trasformare da moglie amata a sorella in Cristo, oggetto di un amore placido ed incorporeo quando ancora avvampava di passioni ed egoismi repressi.

Leggerà solo per caso un’epistola apologetica di Abelardo, l’Historia calamitatum, e saprà da lì che il suo amato, di cui aveva perso le tracce, malediva il suo giovanile errore e si riconosceva colpevole di fornicazione e stolta passione.

L’animo indomito di Eloisa non fu piegato dall’imbarazzo e dalla vergogna: seppe rispondere con nuovo amore al suo uomo e intavolare con lui una corrispondenza appassionante in cui citazioni letterarie, spunti biblici e pulsioni erotiche si fondono mirabilmente. Sarà lei, chiusa nel chiostro di un monastero, a mantenere in vita il rapporto con un Abelardo ormai stanco e sconfitto.

L’invidia dei suoi contemporanei, lo scandalo suscitato dalla sua castrazione, la pubblicazione di scritti considerati eretici lo allontanarono dal favore popolare prima, dalla Chiesa poi e lo lasciarono a morire, solo e sconfitto, il 21 aprile 1142 a sessantatrè anni.

Anche Eloisa morirà alla stessa età e, secondo una leggenda, sarà sepolta a fianco di Abelardo, il cui scheletrò aprirà le braccia per accogliere nell’abbraccio della morte quel corpo tanto amato.

Nemmeno nella fantasia popolare, però, questa storia godette di un lieto fine: pare infatti che, nel 1630, una badessa bigotta, non sopportando l’idea che le loro ossa riposassero peccaminosamente insieme, riemumò i poveri resti per dividerli e separarli per sempre

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