Questo sito contribuisce alla audience di

Il punto di vista del prof. 2

Il prof. Massimo Rossi parla di editoria e di internet

Quanto investe la grande editoria sulla divulgazione dei testi antichi?
Quali sono state le tue esperienze sul campo?

Poco, purtroppo. L’editoria mira esclusivamente alle vendite ed al
guadagno e quindi i testi antichi, che hanno pochi lettori, sono nettamente
svantaggiati. Le mie esperienze sono state purtroppo negative: dopo aver
avuto contratti con alcune importante Case editrici per l’edizione di testi
classici, mi sono visto pubblicare solo due libri, mentre per gli altri la
pubblicazione veniva rimandata di anno in anno, con il pretesto di presunte
difficolta’ economiche. Una mia edizione dell’Agesilao di Senofonte, che ho
curato con un collega, attende da dieci anni di apparire sulla “Bur” della
Rizzoli, dopo essere stata regolarmente consegnata nel 1996.

Prezzolini sostenne che la cultura sta alla scuola come l’amore al
matrimonio. Sei d’accordo?

In molti casi e’ vero, nel senso che l’entusiasmo iniziale, per molti
docenti, cede spazio alla routine, alla quotidianita’. Ben pochi colleghi si
aggiornano regolarmente, come dovrebbero fare: una volta passati in ruolo,
tirano i remi in barca e continuano per trent’anni a fare le stesse cose.
Pero’ nel matrimonio, se la passione diminuisce con gli anni, aumenta
l’affetto, almeno in molti casi; mi auguro percio’ che anche i docenti, pur
aggiornandosi poco, si affezionino comunque sempre piu’ alle loro
discipline.

Quali difficoltà incontrano i giovani nell’approccio alle discipline
classiche?

Questo e’ un discorso lungo, difficile da trattare in poco spazio. Debbo
dire che i mezzi di informazione attuali (televisione, computer, sms ecc.)
con la loro immediatezza e con la diffusione del testo e dell’immagine gia’
pronta e definita, sviluppano nei ragazzi proprio le qualita’ mentali
opposte a quelle che ci vorrebbero per la traduzione dei testi classici, che
richiede invece riflessione, ragionamento autonomo, capacita’ di sintesi e
di scelta. E poi c’e’ il grosso problema della memoria: i giovani oggi
imparano troppo spesso velocemente, estemporaneamente per il momento
dell’interrogazione, senza poi ricordare quello che hanno imparato. E per
ricordare c’e’ un solo metodo: studiare per passione e per convinzione, non
per dovere.

Il successo della tua attività internettiana dimostra ancora una volta
come in molti siano interessati alla conoscenza del passato. Perchè queste
esigenze non sono accolte dai media?


Io ho accolto volentieri internet perche’ l’ho considerata
un’opportunita’ in piu’ per i nostri studi ed un utile ulteriore strumento
di lavoro. Ho pero’ scritto nell’home page del mio sito che internet e’ solo
un mezzo, non un fine, e non puo’ ne’ deve mai sostituire il cervello umano
e l’autonoma capacita’ di ragionare e di analizzare i fenomeni con spirito
critico. E’ vero che molti sono interessati, anche a livello di semplice
curiosita’, alla conoscenza del passato; ma i media non raccolgono questa
esigenza perche’ nella nostra societa’, purtroppo, sono gli aspetti
materiali ed economici quelli che piu’ contano, e i media si adeguano. Il
latino e il greco sono medicine dell’anima che agiscono a lungo termine, non
nell’immediato; ed oggi, purtroppo, vige la mentalita’ dell’utile e del
“tutto e subito”, che mal si conciliano con i nostri studi.


Se fossi tu ministro plenipotenziario alla pubblica istruzione, come
articoleresti l’insegnamento del latino e del greco (dal reclutamento degli
insegnanti alla didattica alla valutazione)
?

Io ministro? Per carita’, non potrei fare neppure il preside (pardon: il
dirigente) perche’ non sono diplomatico, e dico in faccia a tutti cio’ che
penso, con il risultato di rendermi antipatico. Comunque ti dico questo: che
per quanto riguarda il reclutamento, io reintrodurrei i concorsi ordinari a
cattedre e farei le nomine in ruolo sulla base di questo unico strumento,
senza piu’ assunzioni “ope legis” di gente che non ha mai dimostrato le
proprie competenze. E’ vero che la conoscenza tecnica delle proprie materie
non e’ condizione sufficiente per fare un insegnante completo, ma almeno e’
una base di partenza indispensabile
.

Nella didattica non cambierei molto rispetto al presente: personalmente, lo dico proprio di cuore, sono del tutto contrario ai cosiddetti “metodi naturali” per l’apprendimento delle
lingue classiche, perche’ il latino ed il greco non si studiano per far
conversazione, ma per leggere i testi classici, e non possono quindi essere
apprese come l’inglese, il tedesco o altro che sia.

Cercherei di ampliare lo studio della letteratura e della civilta’ classiche, anche estendendolo alle
scuole dove adesso non si studia affatto: non vedo infatti nulla di
scandaloso nel fatto che anche negli altri Licei oltre quelli “canonici” o
anche nei tecnici si possa studiare la civilta’ greca e latina, ovviamente
senza apprendere la lingua.
L’apprendimento linguistico, anzi, andrebbe
ridotto rispetto al presente e lasciato soltanto a chi ne ha vera
attitudine; gli altri potrebbero studiare la storia letteraria e leggere i
classici in traduzione, come si fa con gli autori stranieri di cui non si
conosce la lingua. Io credo che sarebbe utile, perche’ conoscere anche in
traduzione i grandi valori espressi dagli scrittori antichi puo’ giovare a
tutti, anche a chi ha intenzione di fare il commercialista o l’impiegato.