
Finanziaria, salvi 18.500 alunni bocciati. Così si risparmia sulle
classi
Come si fa a risparmiare sulla scuola con un ministro come Giuseppe
Fioroni che minacciava le dimissioni di fronte ai tagli previsti in
Finanziaria? Semplice: salvando qualche asino da sicura bocciatura.
Sembra una follia, invece è la soluzione trovata da quei geniacci
della Ragioneria generale dello stato che hanno scritto la relazione
tecnica della legge finanziaria 2007. Stabilendo, appunto, che salvando
un asino ogni dieci da sicura bocciatura nei primi due anni della
scuola superiore si verrebbero a risparmiare 18,6 milioni di euro già
nel 2007 e ben 56 milioni di euro a decorrere dall’anno successivo.
Dov’è il risparmio? Eccolo: meno ripetenti significa meno classi, meno
professori, meno bidelli (…) La trovata è stampata alla pagina 353
del disegno di legge finanziaria depositato alla camera dei deputati.
´È stata considerata’, sostengono i tecnici, ´una riduzione del 10%
del numero dei ripetenti dei primi due anni di corso della scuola
secondaria di secondo grado’. I bocciati normalmente sono 185.002,
quelli da salvare il prossimo anno dovrebbero essere 18.500.
Significherebbe un taglio netto di 805 classi, ma i prudentissimi
tecnici per calcolare i risparmi ne contano solo 644 in meno (l’80%).
Così si potranno risparmiare ´1.455 docenti e 425 Ata, per una minore
spesa di euro 56 milioni a decorrere dall’anno 2008 ed euro 18,6
milioni per l’anno 2007′. Gli asini brindano, ma la norma inserita in
Finanziaria è una vera sciocchezza: quale professore è disposto a
salvare da meritata bocciatura un suo alunno per il bene superiore dei
conti pubblici, se questa promozione oltretutto è destinata a fargli
perdere il posto di lavoro? Sotto questo meccanismo così strampalato
però c’è qualcosa di ben più serio: ed è l’idea stessa di
educazione che porta a mischiare così numeri e carte, meriti e conti
pubblici, studenti e professori. Il ministro dell’istruzione, Giuseppe
Fioroni, che probabilmente è vittima di questo grottesco modo di
procedere, avrebbe più di una ragione per alzare la voce e mandare
gamba all’aria le norme inserite nella legge più importante del
governo. Della qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, della
formazione degli insegnanti e della crescita degli studenti, del
rischio educativo in gioco su quei banchi di scuola importa assai poco
a chi legifera in questo modo. Quella che appare come una scivolata dei
tecnici è invece il cuore stesso di una politica che arranca,
giochicchia con slogan e testi sacri (come ha pontificato ieri alla
camera Tps), ma non ha nulla da dire. Solo numeri da sistemare…
Franco Bechis

Benedetta Colella








