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Lo strazio

Tecniche di fortificazione interiore

Dal culto prioritario e quasi ossessivo riservato dagli Spartani alla vigoria fisica non erano esclusi quei fattori psicologici che rischiano di diventare invalidanti in persone particolarmente sensibili.

Non appena un Uguale percepiva in un giovane la tendenza all’introversione, all’autodenigrazione o alla permalosità, d’accordo con la comunità, lo sottoponeva all’arosis, allo strazio.

C’è un punto debole in ognuno di noi. Ci rende vulnerabili il solo accenno a vere o presunte imperfezioni fisiche o caratteriali; allora ci ribelliamo, neghiamo accalorandoci quanto è a tutti evidente o ci prostriamo perché agli occhi degli altri non appariamo quei monumenti di perfezione che vorremmo essere.

Eppure, una volta svelato, quel “segreto” che ci rendeva tanto suscettibili non ci appare più così grave, non ci aliena la simpatia dei compagni né il credito da parte dei superiori. E l’autostima torna a salire.

Individuato il punctum dolens, a cena, davanti a tutti, l’adulto spartano comincia a tormentare il ragazzo. Soffre per una voce troppo flebile? Verrà chiamato “uccellino”, verrà parodiato e scimmiottato tra le risate generali. Ha modi effeminati? La volgarità degli scherzi e delle allusioni si trasmetterà di tavolo in tavolo.

Guai ad arrossire, ad inveire o peggio a zittirsi umiliati!

L’unico modo per liberarsi dal tormento (che poteva protrarsi giorni e mesi) era sdrammatizzare, concordare autoironicamente con gli astanti, darsi ad una risata liberatoria.

Perché solo chi sa ridere di sé è davvero invulnerabile.