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Omero hollywoodiano

Un’intuizione di Alessandro Baricco

Nella annosa querelle che contrappone la fatuità moderna alla saggezza antica, Omero è punto cardinale verso una letteratura pervasiva e rituale.

La letteratura usa-e-getta contemporanea, scritta per il cinema e soggetta a rapida e programmata obsolescenza, ripetuta all’infinito nelle trame e negli intrecci fondamentali, sacrificata all’immagine e all’effetto speciale, sembra distante anni luce dal fascino dell’aedo greco, che declamava gesta di eroi e semidei, patrimonio collettivo dell’intera cultura occidentale.

Con cinico buonsenso, Alessandro Baricco, nel suo breve saggio sulla globalizzazione, Next, demitizza Omero, facendone il primo globalizzatore dell’antichità, perché seppe imporre il suo stile e le sue tematiche a popolazioni eteroclite nello spazio e nel tempo.

Per ottenere ciò, non lesinò sugli effetti speciali: sirene, circi ammaliatrici, mostri crudeli, sesso e sangue grondano dai versi immortali del divino cantore.

Ecco le argomentazioni di Baricco:

Omero. Iliade e Odissea. Grandi enciclopedie in versi in cui trovate l’indice completo del sapere dei Greci, dalle ricette di cucina alle regole di guerra. Capolavori altissimi, si dice. Lo specchio esatto di una grande civiltà. Giusto. Ma a che prezzo? Pensateci.

Se dovete raccontare l’uomo greco, è chiaro che dovete innanzitutto produrlo, prendendo l’infinita grandezza e la ricchezza degli uomini greci e riassumendola, semplificandola, sintetizzandola in un unico modello tipico. Quel che ottenete alla fine è qualcosa di molto efficace, ma irrimediabilmente riduttivo. E tutti quei greci a cui Achille sembrava un pazzo sanguinario, e la geografia degli dei una roba obsoleta, e il culto della guerra un’idiozia? Dove son finiti? Non esistevano? Eccome, se esistevano. Possibile che ci fosse un solo modo di costruire uno scudo, o di vestirsi o di intendere la vita? No. La Grecia era piena di greci che in Omero non ci sono, come il mondo è pieno di gente che nei film di Hollywood non è prevista. Omero è la cultura dei vincenti, dei più, di quelli che avevano avuto successo.

Rassegnatevi: Omero era per gli americani. Questo non ci impedisce di considerare, a ragione, l’Iliade un capolavoro e l’Odissea uno dei pilastri dell’immaginario collettivo. Non è strano?