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Nostra Signora delle Streghe

Artemide e le donne pericolose

 

Non si concede agli uomini, non abita la polis, non ama il sole: Artemide è una delle prime dark lady dell’immaginario occidentale.

Una donna fuori dagli schemi, incomprensibile e perciò ingestibile, può essere sì divinizzata, ma a patto di rimanere comunque una estranea, esclusa dal Pantheon rissoso e molto umano degli dei olimpici.

Il suo scenario è la natura incontaminata, frecce e faretra, non sguardi e sorrisi, sono le sue armi, fanciulle selvagge, non dame di compagnia, la seguono nelle peregrinazioni fra i monti.

Per citare Enrique Bonavides, cioè, Artemide è la dea delle zone limitrofe, di frontiera[…]Nel pensiero occidentale il bosco è il rifugio dei vinti e degli emarginati, dei banditi e degli avventurieri, degli assassini e dei fuggiaschi.

E se il bosco non basta a circoscrivere l’influenza nefasta di una donna fuori da ogni schema, subentra l’identificazione con Selene, la dea della luna, ad allontanare ancor di più la mitografia negativa della donna che basta a se stessa e non si aggioga al potere maschile.

La dea vergine, per il suo stesso pudore, diventa un monstrum e tale si mantiene fino all’avvento dell’era cristiana, quando questa verginità, fino ad allora testimonianza fra tante della stranezza, della misantropia della dea, si tramutò in valore, mentre si colorò di peccato la promiscuità sessuale.

Paradossalmente, dunque, Artemide sopravvisse nella figura delle streghe, anch’esse legate alla natura, da cui sapevano carpire letali segreti, anch’esse lontane dall’amore tradizionale, perché concubine e sfrenate amanti del demonio, anch’esse pericolosamente estranee al tessuto sociale.

Vergine l’una, orgiastiche peccatrici le altre: tutte accomunate però dallo stesso modo anomalo di vivere una sessualità non irreggimentata entro il rigido pregiudizio per cui una donna è tale solo se si piega all’amore di un solo uomo.