Uomini in condominio

Il silenzio delle amanti nella letteratura greca

Ogni uomo necessita di tre donne, pontificava Demostene nel Contro Neera, di una sposa che gli generi figli legittimi, di una cortigiana (etera) che ne titilli l’animo e di una puttana (pornè) che gli tenga caldo il letto.

E la donna? Di che cosa ha bisogno una donna?

Per gli antichi, era facile a dirsi: siccome la donna, essere inferiore, non sa trattenere le sue pulsioni naturali ed è sempre pronta, per civetteria o passione, al tradimento, è compito dei familiari controllarla e colpa degli amanti sedurla.

Di fatto, la letteratura greca pullula di coppie aperte, di relazioni poco caste e di violente gelosie.

Se la guerra di Troia nasce per un adulterio e se Erodoto individua nei rapimenti di donne l’inimicizia atavica tra Oriente e Occidente, la letteratura tutta è intrisa di storie extraconiugali.

La focalizzazione, però, è sempre sui sentimenti degli sposi e soprattutto sui dolori di chi è tradito: nessuno spazio è riservato agli amanti.

Sappiamo della disperazione di Odisseo, nel suo tardivo ricordo di Penelope, ma ben poco ci è detto da Omero sulla costernazione di Circe, Calipso e Nausicaa, quando si accorgono di aver investito affetto e futuro nel più inaffidabile degli uomini.

Lo Zeus mitologico, sempre pronto ad inseguire fanciulle, preso da subitanei amori che si consumano nel giro di una notte, torna sempre da Era. Tranne qualche luminosa eccezione, triste rimane il destino delle incolpevoli donne da lui sedotte.

La tragedia si consuma alta fra Agamennone e Clitemnestra, entrambi adulteri, entrambi traditi, travolti da un turbine di passioni e interessi reso immortale da Eschilo. Degli “altri” si sa poco: Egisto è liquidato in poche parole come personaggio per definizione squallido, di Cassandra si lamenta il triste destino.

Odio e gelosia infiammano Medea; della sua vincente antagonista, però, Euripide ricorda solo, e per accenni, la tragica fine.

E ancora, il nome di Socrate riecheggia immortale a distanza di millenni, della sua amante, Mirto, ben poco è tramandato. E se Aspasia seppe sottrarre Pericle alla legittima consorte, pagò lo scotto della sua seduzione con il biasimo palese dei concittadini e addirittura con problemi legali.

Le ragioni delle amanti non si cercano mai: la loro scelta le pone subito fuori dalla morale diffusa e le rende passibile di castighi e sofferenza; il male più grande, però, lo infliggono a se stesse, come dimostra in un brillante e recentissimo saggio, E io tra voi, la nota psicoterapeuta. Gianna Schelotto

 

Iolowcost

Una vita a basso costo?

Visita subito il nostro portale!