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Le antimamme (parte I):

La marchesa Adelaide Antici Leopardi e Adele Lehr Gadda.

Adelaide ed Adele: per qualche oscura coincidenza onomastica si chiamano così le due donne che, a distanza di un secolo l’una dall’altra, con la loro freddezza, sopirono gli ardori dei figli al punto che, dalla cenere a lungo covata, dall’amore respinto ed umiliato per la prima donna della loro vita, dall’ansia di primeggiare pur di ottenere un sorriso parcamente concesso, divamparono due giganti della letteratura italiana: Giacomo Leopardi e Carlo Emilio Gadda.

 

Occhiuto, lo sguardo azzurro ed algido di Adelaide Leopardi nata Antici puntava sempre i figli con il fare inquisitorio di chi sta cercando nel fango, fra dovere e raccapriccio, un gioiello che teme smarrito.

Non un sorriso ornò il suo bel viso, non una risata ne alleggerì la voce: i bambini Leopardi, Giacomo, Carlo e Paolina, come pure i fratellini più piccoli Luigi e Pierfrancesco, temevano davvero quella mamma severa e compassata, che anche in casa non smetteva i panni nobiliari che il sangue, ma non il censo le avevano radicato addosso.

Sei bimbi gravavano sulle forti spalle di quella donna di ghiaccio: i cinque che la natura gli aveva concesso e un sesto, Monaldo, il marito, privo del benché minimo senso pratico, grande abitatore di castelli in aria, letterato entusiasta che alternava estasi e depressioni continue.

Eppure, anche lei si era innamorata, anche il suo cuore aveva aumentato i suoi battiti al primo incontro con Monaldo Leopardi, conte affascinante e molto colto.

In realtà, per quel fidanzamento quasi collassò anche il cuore della madre di Monaldo, che, intuendo l’indole spietata di Adelaide, arrivò ad inginocchiarsi ai piedi del figlio, supplicandolo di non sposarla. E pensare che l’aitante giovanotto era stato tanto refrattario al matrimonio da versare un pegno di ventimila scudi, pur di non impalmare la contessina Diana Zambeccari di Bologna, a cui era stato incautamente promesso.

Sarà stata preveggenza: da Adelaide, Monaldo ebbe molti figli e nessun abbraccio, molto amore e nessun segno tangibile, a non considerare uno svenimento, imputato alla gioia, nel vederlo arrivare d’improvviso dopo una lunga assenza.

La sposina diciannovenne era presto diventata una statua senza tempo, quando i suoi sogni giovanili si erano infranti, con il matrimonio, contro un’imprevista mancanza di denaro, sperperato a piene mani dall’incosciente e volubile marito.

Le misere entrate che un borgo operoso, ma poco abitato come Recanati garantiva bastavano a stento a sostenere le spese di rappresentanza, le carrozze, i cavalli, le livree che l’indole aristocratica di Adelaide reputava indispensabili; bastavano, certo, a patto di lesinare all’inverosimile sulle altre spese e mangiar poco e illuminare niente.

 

 

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