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Le antimamme (parte III):

La marchesa Adelaide Antici Leopardi e Adele Lehr Gadda.

Giacomo era forte e seppe restituire ostilità ad ostilità, indifferenza ad indifferenza, sempre salvaguardando l’apparenza della forme, secondo la lezione ben appresa in famiglia. Adelaide Antici sarà sempre la carissima madre ma solo tre epistole, nella sterminata produzione leopardiana, sono a lei dedicate, ad onor del vero in forza anche di un terribile veto pronunciato da Adelaide: “Se vai via da questa casa, non osare più cercarmi”.

Quanta tristezza c’è, però, in questa breve lettera che merita di essere riprodotta per intero, perché in essa c’è tutta Adelaide e tutto il dolore che sarà benzina per l’arte di Leopardi: Cara Mamma. Io mi ricordo ch’Ella quasi mi proibì di scriverle, ma intanto non vorrei che pian piano, Ella si scordasse di me. Per questo timore rompo la sua proibizione e le scrivo, ma brevemente, dandole i saluti del Zio Carlo e del Zio Momo. Sono in piedi oggi per la prima volta dopo otto giorni intieri di letto, e la mia piccola piaga è ben chiusa. Se non si riapre, che spero di no, son guarito. S’ella non mi vuol rispondere di sua mano, basterà che lo faccia fare, e mi faccia dar le sue nuove, ma in particolare, perché le ho avute sempre in genere. La prego a salutare cordialmente da mia parte il Papà e i fratelli; e se vuol salutare anche D. Vincenzo, faccia Ella. Ma soprattutto la prego a volermi bene, com’è obbligata in coscienza, tanto più ch’alla fine io sono un buon ragazzo, e le voglio quel bene ch’Ella sa o dovrebbe sapere. Le bacio la mano, il che non potrei fare in Recanati. E con tutto il cuore mi protesto Suo figlio d’oro Giacomo-alias-Mucciaccio

Come blandisce, come bamboleggia, come ama questo giovanotto poco più che adolescente, colto qui a supplicare un affetto che dovrebbe essere suo per diritto naturale.

Nella Notizia attorno alla vita e agli scritti di Giacomo Leopardi Antonio Ranieri, che del grande poeta fu confidente impagabile, accenna, con significativa omissione, alla sua infanzia di tenerezza paterna e fraterna e ricorda l’estremo saluto alla famiglia, dopo l’inverno trascorso a Recanati tra il 1829 e il 1830, in cui toccò i vertici più alti della sua disperazione biografica e della sua grandezza poetica, ribadendo che stretti l’ultima volta al suo cuore i suoi cari genitori, i suoi fratelli, Carlo (il suo, più che fratello, amico), e la sua celeste sorella Paolina, se ne svelse dolorosamente, per non doverli mai più rivedere sulla terra.

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