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Le antimamme (parte IV):

La marchesa Adelaide Antici Leopardi e Adele Lehr Gadda.

Adele Lehr tormentò il figlio per un lasso di tempo non troppo maggiore.

In un’intervista tarda, Carlo Emilio Gadda, scrittore ormai affermato, sosterrà che la madre fu la presenza più importante della sua vita, ma non saprà dire perché: “Mi si polverizza la memoria”, come per un dolore rimosso, ma sempre vivo appena sotto la coscienza.

Se Giacomo non amò mai, in realtà, la gelida carceriera della sua infanzia, Carlo Emilio visse in relativa armonia con la madre prima che la sua volontà intellettuale si scontrasse con quella ferrea della genitrice, che voleva un figlio ingegnere o non lo voleva affatto.

Giancarlo Vigorella ha raccontato più volte un divertente aneddoto a riguardo: Un giorno, Vigorelli, ancora ragazzo, bussa alla porta di quello che sarebbe stato l’autore del Pasticciaccio . Gli apre la madre. «E’ in casa lo scrittore Gadda?», chiede Vigorelli. «Vuol dire l’ingegnere Gadda…», replica, contrariata, la signora. E l’«importuno» pensa sia bene insistere: «Non l’ingegnere, cerco lo scrittore Gadda». A quel punto l’anziana signora, divenuta una furia, afferra Vigorelli per la cravatta e scrollandolo gli urla: «Ah, è così! Lei è uno di quelli che montano la testa a mio figlio…».

Fu questo voltafaccia ad amareggiare Carlo Emilio: dov’era la mamma serena che lo aveva vegliato nelle infinite notti di insonnia? Dov’era la mamma attenta che lo incoraggiava negli studi? Da dove questa fiera opposizione alla sua ansia intellettuale?

Ma soprattutto, era mai esistita o era tutto una suggestione intellettuale di Carlo Emilio Gadda ?

Due considerazioni di segno opposto possono aiutare nel rifocalizzare la questione. Da una parte, Gadda fu lettore bulimico e non c’è volta, nella sua copiosa produzione, in cui, raccontando una stranezza materna, non la associ ad altre madri terribili della letteratura (rimbombante è l’eco di Virgilio: cui non risere parentes nec Deus hunc mensa, nec Dea degnata cubili est) ed in particolare proprio ad Adelaide Antici, il cui analfabetismo sentimentale diventa esperienza comune, trait d’union fra Giacomo Leopardi e lui.

Dall’altra, Adele Lehr non ebbe motivo di opporsi al figlio prima della maggiore età, perché Carlo Emilio era prono al suo volere: di che cosa può lamentarsi una madre ambiziosa quando il figlio non frequenta cattive compagnie per l’ottimo motivo che è sempre solo e riporta la media del nove in periodi in cui ogni scrutinio decima una classe?

Adele Lehr era già votata allo zitellaggio quando Francesco Gadda, da poco vedovo, sposò questa arcigna trentunenne, insegnante di francese destinata a diventare preside e divorata dall’ansia di riscatto sociale.

A qualunque costo doveva avere una villa e la ebbe. Era un mausoleo grandissimo e gelido, il villone di Longano, una macchina divorasoldi che costringeva alla fame la famiglia Gadda, i cui introiti, basati sul commercio della seta, subivano violentemente la concorrenza cinese.

Ma era in Brianza, era uno status symbol e non era in discussione.

Carlo Emilio Gadda doveva essere ingegnere. Questo era un assioma, su questo si fondava il teorema dell’amor materno.

Ottenne la villa ed ottenne il titolo. Gadda si sbarazzò dell’una e gettò all’ortiche l’altro l’anno stesso della morte della madre, nel 1936, in una ribellione tarda alla grande burattinaia che aveva voluto sottrarlo alla sua vita.

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