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Volete essere amati? Fatevi desiderare.

Un saggio consiglio di Socrate (Senofonte, Mem. III, 9, 13)

Ai miei tempi si viveva di desiderio.

Prima di contattare un amico, prima di telefonare ad un nuovo amore, ci si doveva premunire di gettoni o di schede telefoniche (la linea di casa era severamente sorvegliata dai genitori, che al termine di ogni chiamata pretendevano di sapere con chi parlassimo e che cosa concertassimo) e pregare che la cabina telefonica non fosse fuori uso, che la persona da noi cercata fosse in casa e che la nostra chiamata non arrecasse disturbo a familiari malati o non fosse intercettata da madri curiose.

Era tutto un parlare per enigmi, un rinviare a dettagli che solo di persona potevano essere confidati, filtrati nel frattempo da ripensamenti e pudori.

Farsi desiderare, oggi, è diventato difficilissimo.

Troppo facile è reperire chi ci attrae.

Il telefonino nella propria tasca, pronto all’uso, all’azione senza riflessione, all’ansia autorigenerantesi.

Il telefonino in quella altrui, pronto a ricevere senza filtri ogni immagine, ogni richiesta, ogni assillo.

Le offerte dei gestori, che stimolano ad abusare di sms e mms.

Eppure, mai come oggi siamo soli, mai come adesso un telefono vicino indica malessere, iperagitazione, frenesia o nausea da contatti virtuali.

Il grande assente, in questa fantasmagoria di suoni e richiami, è il desiderio, che per sua natura si nutre di attese e palpiti (il prefisso de indica privazione, non assuefazione) ed è stato ucciso dal presenzialismo diffuso.

Per questo c’è più sesso, ma meno amore; più compagnia, ma meno amicizia; più interesse, ma meno passione; più rumore, ma meno musica; più colore, ma meno arte.

Eclissiamoci un attimo dall’esistenza in rete. Restituiamo mistero alla nostra vita.

Teodote era una modella bellissima dell’antica Grecia. Socrate le donò il fascino, indottrinandola con queste parole, che meritano di essere rilette e meditate da chiunque voglia far breccia nell’altrui cuore:

“Vedi che anche gli alimenti più gustosi, se uno li serve prima che che si desiderino (epithumein) appaiono sgradevoli e a chi si è ben saziato portano addirittura vomito, ma se uno li ottiene dopo aver patito la fame, appaiono buonissimi anche se sono più modesti.”

“E come potrei suscitare la fame in uno di quelli attorno a me?”

“Innanzitutto, per Zeus, a quelli che sono ben sazi non offri niente e neppure ne fai menzione, finchè, esaurita la soddisfazione, non ne hanno di nuovo bisogno, poi, invece, quando ne hanno bisogno, fai riferimenti nel modo più allusivo possibile, in apparenza volendo replicare il piacere, nella realtà fuggendo, finchè non arrivino al massimo del desiderio. E’ molto diverso concedere le stesse cose prima o dopo che si desiderino.