Voi non sapete

La tesi di laurea di Andrea Camilleri.

Andrea Camilleri Voi non sapete Mondatori, 2007 (pp.212)

Letto il 15 ottobre 2007 Voto: 5

Abstract: Voi non sapete quello che state facendo”. È così che Bernardo Provenzano ha accolto le forze dell’ordine al momento dell’arresto. Il segno di un ordine costruito con sotterranea implacabilità. E i “pizzini”, con i loro codici e sottocodici, con il tono ora criptico, ora oracolare, ora dimesso, sono l’arcaico sistema che regola una modernissima ragnatela. Nel rigoglio della sua produzione narrativa quasi mai, per esplicita scelta, Camilleri ha toccato il tema della mafia. Ma quando i pizzini di Provenzano sono stati resi pubblici è stato subito chiaro che costituivano per lui un’opportunità di riflessione imperdibile: linguisticamente anomali, antropologicamente emblematici per la concezione della religione, della famiglia, delle gerarchie dei rapporti tra le persone, sembravano fatti apposta per entrare nell’universo letterario dello scrittore. Questo libro è un dizionario che, voce per voce, svela l’alfabeto con cui il capo dei capi ha parlato alla sua organizzazione per mostrare come, sotto la superficie di parole apparentemente comuni, può celarsi la feroce banalità del male. E che i primi anticorpi che una società civile deve sviluppare contro la vischiosità mafiosa sono quelli di un linguaggio limpido, onesto e condiviso. Un libro in cui il gusto per la battuta e per il paradosso non nascondono un diffuso senso di allarme. E anche questa è una nuova nota nello stile di Camilleri: nessuna catarsi è possibile, il lettore resta inchiodato alla grottesca efferatezza del mondo.

Breve commento: Forse non tutti sanno che lo scorso anno Andrea Camilleri, insignito della laurea honoris causa nell’ateneo aquilano, incentrò la sua lectio doctoralis proprio sull’allora recentissima cattura di Bernando Provenzano. Questo studio accademico è confluito senza modifiche sensibili in Voi non sapete e lo rende greve per il tono accademico, per l’uso pedante e ripetitivo della citazione, ingentilito qua e là da uno sprizzo di levità aneddotica.

Frasi estrapolate dal testo:

Un codice psicologico che magari colui che scriveva non sapeva di stare mettendo in atto, mentre colui che leggeva (l’)interpretava benissimo.

Curiosità:

La Fontane simulava di essere un mezzo imbecille alla corte di Francia, dove l’eccessiva intelligenza suscitava pericolose invidie.
Provengano iniziò la sua carriera criminale con un omicidio biblico: ammazzò un compaesano standogli sopra a cavalcioni e colpendolo ripetutamente con una pietra, proprio come Caino uccise Abele.
Nei pizzini di Provenzano, i nomi sono decrittati secondo il criterio già utilizzato da Cesare e, con qualche modifica da Augusto (numeri al posto delle lettere, con qualche spostamento rispetto all’alfabeto tradizionale, per cui ad esempio con 1 si indica D, con 2 E etc), seguendo il cosiddetto metodo Svetonio, dal nome dell’autore a cui dobbiamo queste notizie. “A quanto risulta, le Vite dei Cesari di Svetonio erano molto lette nelle carceri dai piccoli cesari come capibanda, capimafia, delinquenti di chiara fama, sempre che siano in condizioni di saper leggere e scrivere”

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