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Codice etico per lo storico

La versione della maturità 2008

“Noi ci allegrammo e tosto tornò in pianto” direbbero forse, citando l’Ulisse dantesco, gli studenti impegnati oggi nella prova di greco, che, dopo aver tirato un sospiro di sollievo riconoscendo l’autore (Luciano è universalmente considerato uno scrittore “facile”), si sono invece trovati alle prese con un testo insidioso, tratto da Come si deve scrivere la storia e con diretti riferimenti a Tucidide.

Dopo aver ironizzato sui pavidi, parziali, corrotti, indotti storici che riempivano le biblioteche con un fiorire di instant book sulla sconfitta di Lucio Vero contro i Parti (riferimento, questo, che ci permette di datare il pamphlet al 166 d.C.) Luciano si dà ad una sua dichiarazione di poetica, sulla scorta del celeberrimo par.22 del primo libro della Guerra del Peloponneso, richiamato quasi testualmente in discorso indiretto.

Questo è il testo proposto dal Ministero (e non pedissequamente riconducibile al testo tradito, proposto di solito nell’edizione oxfordiana curata da Macleod)

http://www.pubblica.istruzione.it/argomenti/esamedistato/secondo_ciclo/prove/2008/M492.pdf

Ecco la traduzione letteralissima:

41: Dunque, per me, lo storico (è) uno del genere: sia impavido, imparziale, libero, amico della licenza espressiva e della verità, come dice il comico, per chiamare fichi i fichi e nave la nave, che attribuisce qualcosa non per amicizia né per odio né avendo rispetto o pietà o vergogna o diffidenza, giudice neutrale, benevolo con tutti tanto da non attribuire ad uno qualcosa più del dovuto, estraneo, nei suoi libri, e apolide, autonomo, non soggetto ad alcun re,(uno) che non congettura che cosa piacerà a questo , ma che dice che cosa è stato fatto.

42: Dunque, Tucidide legiferò bene, certo, su questa cosa e distinse la virtù e la malvagità storiografica, soprattutto vedendo Erodoto apprezzato al punto che i suoi libri furono chiamati addirittura Muse. Dice che scrive di storia come un possesso per sempre più che come gara nell’immediato e che non abbraccia il mito, ma lascia a quelli di poi (ai posteri)la verità delle cose accadute. E stimola il principio di utilità e ciò che chiunque, se pensa bene, considera come lo scopo della storia, così che, se per caso accadano di nuovo cose simili, (gli uomini) riescano a gestire bene le cose che hanno tra i piedi (il presente, l’ostacolo), guardando alle cose già scritte.