
Diego De Silva Non avevo capito niente Einaudi, 2007 (pp.309)
Letto il 22 giugno 2008 Voto:8
Abstract: Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero persone di famiglia. È stato appena lasciato dalla moglie, ma cerca con ogni mezzo di mantenere un legame con lei e i due figli adolescenti. Un giorno viene improvvisamente nominato difensore d’ufficio di un becchino di camorra detto “Mimmo ‘o burzone” e, arrugginito com’è, deve ripassarsi il Bignami di diritto. Ma ce la fa, e questo è solo il primo dei piccoli miracoli che gli capitano. Il secondo si chiama Alessandra: la pm più bella del tribunale, che si innamora di lui e prende a riempirgli la vita e il frigorifero. E intanto Vincenzo riflette sull’amore, la vita, la delinquenza, la musica: su tutto quello che attraversa la sua esistenza e la sua memoria, di deriva in deriva.
Breve commento: A tratti arguto, di rado disperato, talvolta contraddittorio, spesso intuitivamente felice, in preda ai dubbi, perso in considerazioni inattuali, il protagonista è un personaggio credibile, che si racconta con umorismo e profondità e trasmette al lettore la voglia di migliorarsi e di sorridere.
Frasi estrapolate dal testo:
Annuire fino a compromettere la cervicale.
Ah, il bel prurito della zuffa, le parole che evadono di bocca senza piano di fuga
E’ che io soffro [
] di un disturbo morfosintattico, un guasto nella struttura delle frasi. Praticamente, perdo i bulloni dei periodi. Mi partono le parole, se ne vanno per i fatti loro. Non rispettano le precedenze.
Curiosità:
Proust, nella novella L’indifferente, racconta di una marchesa assai corteggiata che si ammala di amore per l’unico che la ignora. “Non che il suo amato sia poi tanto meglio dei vari nobili che le sbavano appresso (se ne rende conto, la marchesa): è proprio la naturalezza con cui si rende latitante, rifiuta i suoi inviti e scarta le sue ripetute avances che la rende infelice”.

Benedetta Colella








