Quo vadis, baby?

Un romanzo di Grazia Verasani

Grazia Verasani Quo vadis, baby? Mondadori, 2008 (pp.217)

Letto dal 9 all’11 luglio 2008 Voto:7,5

Abstract: Giorgia Cantini passa le sue notti nei locali dove si suona jazz e si beve sino al mattino. È single, quarantenne, tormentata dal dubbio di aver sprecato la propria vita. È un’investigatrice privata, costretta a frugare le ombre di una città come Bologna che sa nascondere bene i propri segreti, piccoli e grandi. Sarà una scatola da scarpe piena di lettere a cambiare la sua vita, lettere di Ada, la sorella “bella”, partita per la Capitale in cerca di fortuna come attrice e finita suicida sedici anni prima. Giorgia, che ancora è tormentata dal rimorso per non averla potuta aiutare, decide di riaprire il caso alla ricerca di A., l’amante della sorella che lei non ha mai conosciuto e che forse era presente nei suoi ultimi istanti di vita

Breve commento: Mimetizzata e dissimulata da un sottofondo tutto “sesso, droga e musica”, c’è una riflessione dolente e commovente sul suicidio, sul male di vivere, sulle disillusioni e sui tormenti che inevitabilmente ci autoinfliggiamo.

Frasi estrapolate dal testo:

“L’amore, abbandonando la dell’io odioso, accetta il grande vuoto” (B. Pascal)
“La biblioteca è una clinica di menti malate” (D. Thomas)
“Preferisco le tue rughe al rogo della giovinezza di chiunque” (Platone)

Curiosità:

Byron passava il suo tempo chiacchierando con i custodi al cimitero e tenva sulla scrivania un cranio per l’ispirazione.
La donna dispone di circa 80 km di capelli. I peli di una barba sono circa 15.000
Gli alberi si spogliano di inverno e si rivestono di estate. Noi facciamo il contrario.

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