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Le antimamme: Giulia Beccaria Manzoni (parte I)

Da madre assente…

Concepisce un figlio da un amore adulterino, lo abbandona al padre putativo e fugge con un nuovo amante in terra straniera.

Si ripropone al suo pargolo ormai cresciuto e nobilitato da una discreta fama letteraria, lo plagia al punto da scegliere per lui moglie e religione, vive nella sua casa, educa i suoi nipoti, impone le sue amicizie, osteggia la seconda moglie che ha il grande torto di essere troppo in sintonia con il figlio.

Chi potrebbe apprezzare una donna del genere? Chi addirittura venerarla? Alessandro Manzoni, uno dei più grandi “mammoni” che la storia ricordi.

Certo, la sua non fu un’infanzia facile, ambientata com’era fra i tetri saloni di casa Manzoni, contornata da una folla di zie zitelle e acidule, improntata al più bigotto proibizionismo, tollerata da un padre putativo (era nato senza testicoli, Pietro Manzoni. Nessun dubbio, dunque, che il giovane Alessandro non potesse essere frutto dei suoi lombi) e ignorata quasi da una mamma lontana, Giulia Beccaria, appunto, che brillava nel bel mondo parigino a fianco del suo ricco compagno, Carlo Imbonati.

Il primo amante, quel Giovanni Verri che fu l’autore dei giorni del più grande romanziere della letteratura italiana, giaceva ammalato e dimentico del suo peccato di gioventù.

Se la balbuzie e il mal di nervi che afflissero fino alla morte Alessandro Manzoni derivarono dalle insicurezze di una giovinezza senza amore o se furono mali ereditari (soprattutto l’ipocondria era un male tipico della famiglia Beccaria e troppo spesso aveva ridotto al silenzio il nonno materno, quel geniale Cesare, che con il suo De’ delitti e delle pene spianò la strada a molte illuminate riforme del Settecento) non può essere affermato con certezza. Sicuramente, Alessandro fu un giovane inquieto, irrequieto e rancoroso fino almeno all’incontro, a venti anni, con sua madre Giulia, che aveva appena seppellito il suo compagno ereditandone una vera fortuna.