
Domenico Seminerio Il manoscritto di Shakespeare Sellerio, 2008 (pp.339)
Letto dal 13 al 14 luglio 2008 Voto: 9
Abstract: Un vecchio maestro elementare che vive in una cittadina della Sicilia propone a un noto scrittore la trama di un romanzo. L’argomento riguarda Shakespeare. Il maestro è convinto che il drammaturgo fosse in realtà un siciliano, costretto dai casi della vita e emigrare e cambiare nome. La teoria non è nuova ma il maestro afferma di avere prove certe e preferisce affidare al romanziere, già affermato, la sua scoperta. Lo scrittore - che racconta in prima persona - dapprima è diffidente, poi si lascia convincere e coinvolgere: scriverà la storia di Michelangiolo Florio, alias William Shakespeare. Ma quella che racconta è invece la storia di Gregorio, scalognato ed eroico maestro elementare in pensione, tanto fermo nelle proprie convinzioni da sfidare il fanatismo. Ed è una vicenda complessa e tempestosa nella quale entrano in gioco vari personaggi, ma anche i servizi segreti britannici e la mafia locale. Il documento che prova la sicilianità di Shakespeare passa di mano in mano: rubato da due giovani sprovveduti finisce nelle mani di un boss e poi in quelle della figlia che vorrebbe disfarsene perché ha già causato troppe morti.
Breve commento: Seminerio si fa accusa e difesa della tesi rivoluzionaria secondo cui Shakespeare fu un profugo italiano. Sullo sfondo, ammicca la Sicilia ciarliera e silenziosa, ingenua e mafiosa che è tanto cara all’autore e all’editore.
Frasi estrapolate dal testo:
In qualche voluta del mio cervello si coagula una certa cosa che poi diventa un pensiero compiuto.
S’illumina di assenso.
Una volta c’era il circolo dei galantuomini, sempre aperto, dove qualcuno si incontrava sempre. Con cui incrociare le lingue, affilate come spade, per duelli verbali che potevano durare per interi pomeriggi e per le sere. Una palestra per acuminare il cervello con battute fulminanti e giochi di parole grevi come colonne doriche e raffinate come capitelli corinzi.
Il venticello della calunnia è diventato soffio sibilante che penetra in tutti i recessi delle anime paesane attraverso le fessure della noia e dell’invidia [
] Ormai, nella considerazione di certi ambienti, la signora non è più signora perché non più s’ignora.
“Gli uomini sanno consigliare e confortare il dolore che essi stessi non sentono: ma se lo provano, diventa furore la loro saggezza” (W. Shakespeare)
Curiosità:
L’epitaffio di Shakespeare contiene una maledizione. Si legge infatti sulla sua tomba: Good frend, for Iesus sake, forbeare to digg the dust encloased heare blese bey ye man (Caro amico, per amor di Gesù, rinuncia a scavare la polvere qui rinchiusa. Benedetto chi risparmia queste pietre, maledetto chi muoverà le mie ossa)

Benedetta Colella








