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Stonato come un…Polifemo

Esilarante descrizione di un improbabile cantante.

Estate: tempo di passeggiate, di sagre, di feste di paese. Tempo di cantanti e di improvvisatori, di imbonitori e di show men. Le amministrazioni comunali centellinano gli spiccioli delle casse prosciugate senza ICI e offrono ai turisti sconcertati manifestazioni canore quanto meno improvvisate.

Non è sempre così, certo, ma ieri le mie orecchie allibite hanno sentito Polifemo cantare. Era proprio così, come ce lo descrive Doride nel primo dei Dialoghi marini lucianei.






Hκούσαμεν αὐτοῦ ἄιδοντος ὁπότε ἐκώμασε πρώην ἐπὶ σέ· Ἀφροδίτη φίλη, ὄνον ἄν τις ὀγκᾶσθαι ἔδοξεν.

καὶ αὐτὴ δὲ ἡ πηκτὶς οἵα; κρανίον ἐλάφου γυμνὸν τῶν σαρκῶν, καὶ τὰ μὲν κέρατα πήχεις ὥσπερ ἦσαν, ζυγώσας δὲ αὐτὰ καὶ ἐνάψας τὰ νεῦρα, οὐδὲ κολλάβοις περιστρέψας, ἐμελώιδει ἄμουσόν τι καὶ ἀπωιδόν, ἄλλο μὲν αὐτὸς βοῶν, ἄλλο δὲ ἡ λύρα ὑπήχει, ὥστε οὐδὲ κατέχειν τὸν γέλωτα ἐδυνάμεθα ἐπὶ τῶι ἐρωτικῶι ἐκείνωι ἄισματι·

ἡ μὲν γὰρ Ἠχὼ οὐδὲ ἀποκρίνεσθαι αὐτῶι ἤθελεν οὕτω λάλος οὖσα βρυχομένωι, ἀλλ᾽ ἠισχύνετο, εἰ φανείη μιμουμένη τραχεῖαν ὠιδὴν καὶ καταγέλαστον.


L’ascoltammo cantare quando l’altro ieri cantò una serenata per te: o Afrodite cara, qualcuno avrebbe potuto pensare che ragliasse un asino.

E lo strumento stesso, che era? La testa di un cervo priva di peli e le corna erano come bracci, e, avendole legate insieme e avendoci messo le corna, e non avendole tese con le chiavi, cantava qualcosa di sgraziato e senza ritmo e mentre lui gracchiava una cosa, la lira (antenata della chitarra) ne suonava un’altra, al punto che non potevamo trattenere il riso per quel canto amoroso;

Eco stessa, sebbene così chiacchierona non voleva rispondere a lui che muggiva, ma si sarebbe vergognata se avesse imitato davanti a tutti un canto così gutturale e ridicolo.

Tra le righe di questa detrattazione, si legge l’invidia strisciante di Doride, che non ha spasimanti, verso il pur indesiderabile corteggiatore di Galatea (lo spunto è teocriteo, ma quanta ironia nella rielaborazione di Luciano). Si ride di Poliremo, dunque, ma anche dell’acidità da “zitella” della nereide che “dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio”.

Nel nostro caso, invece, l’urlatore che si dimenava sul palco, tronfio dei propri squittii, non era davvero desiderato neppure dalla sua mamma.