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Quando Gea non ci sta.

Perché alcune coste sono basse e altre no?

Delle vacanze al Gargano ho apprezzato soprattutto lo stupefacente tour in barca, tra le tante grotte che crivellano le coste e quel mare così blu, in suggestivo contrasto con il verde della vegetazione.

Per me, abituata da sempre alle spiagge dorate d’Abruzzo, è davvero emozionante ammirare la roccia che si fa parete e rende irraggiungibile la terra o al contrario scrutare dall’alto le case a strapiombo sul mare.

Quella stessa aria di mistero incuriosì l’uomo greco che, non conoscendo i cavilli della tettonica a zolle, diede una spiegazione affascinante e convincente dell’esistenza di coste tipologicamente così diverse.

Arbitro della situazione fu Poseidone, un dio potente e caldo, patriarca di una progenie riottosa e in genere crudele, generata da partners diverse e non sempre consenzienti.

Eppure, nonostante non disdegnasse amori plebei e concupisse con successo divinità minori o addirittura donne mortali, il dio del mare era focosamente innamorato di Gea (o Gaia) Cibele, dea della terra, capricciosa e passionale, che lo stuzzicava, lo titillava, lo sfiorava e poi si negava (ecco le costiere rocciose a far impazzire il mare, che con la forza delle sue onde prova a penetrare la terra e ne è continuamente respinto).

Ogni tanto, però, la dea dispettosa cedeva alla vigoria del suo amante e lo raggiungeva: eccole qui, le spiagge dolci e pianeggianti che fecero da materasso agli amplessi divini.

E i faraglioni? I maligni sostengono che siano le corna della povera Anfitrite, la nereide che sposò Poseidone e ne subì l’infedeltà.