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Colpirne cento per educarne uno

Considerazioni sul decreto legge Brunetta contro l’assenteismo degli statali

La crociata contro i supposti privilegi e i presunti disservizi degli statali sta assumendo toni da guerra civile.

Il ministro Brunetta, fedele al principio del predicare bene e razzolare male, pur essendo nella hit parade degli europarlamentari più assenteisti, impone, col decreto legge 112 del 25 giugno 2008, ferree regole per la regolamentazione delle assenze.

I primi dieci giorni di malattia (indipendentemente dal motivo) saranno defalcati dallo stipendio; al terzo evento (a prescindere dalle causa e dalla durata) non basterà il certificato medico tradizionale, ma dovrà essere esibita attestazione da una struttura sanitaria pubblica.

All’imbarazzante silenzio dei sindacati su questo attentato all’inalienabile diritto alla salute risponde la Codacons che sta preparando un ricorso.

Ora, chi è l’assenteista? Quante giornate perse in un anno diventano patologiche? Non certo una, due, tre, quelle imposte da una normale influenza o da un mal di testa eccezionale. La legge punisce dunque tutti e si configura come una tassa del macinato, un sistema abietto di abbassamento del già risicato stipendio.

All’undicesima assenza, però, miracolosamente tutto si sana. L’assenteista D.O.C. continuerà la sua strategia senza nessun aggravio economico; al contrario, il ligio dipendente che, per non vedere assottigliato il suo già magro portafoglio, si recherà a scuola pur influenzato vedrà, all’aggraversi dei suoi mali, punito il suo rigore.

Del resto, appare evidente che l’intero decreto è stato modellato sulla figura dell’assenteista: se un povero cristo è effettivamente malato come può andare ad ingrossare le fila d’attesa al pronto soccorso, già oggi congestionato, per dimostrare la sua buonafede? Tanto vale che vada direttamente a lavoro…

Anche perché escludo che il nuovo certificato medico sarà gratuito: all’ammanco dello stipendio bisognerà sommare le nuove spese per l’attestazione del male.

Rassegnamoci, dunque: quest’anno si insegnerà anche con la febbre, anche con il mal di denti, anche con l’emicrania. Se saranno gli alunni a farne le spese, perché non saremo in grado di dedicarci con l’attenzione che meritano alle interrogazioni e alle spiegazioni, ci sarà un motivo in più per ringraziare il nostro ministro Don Chisciotte.