
Irène Nemirovsky Il calore del sangue Adelphi, 2008 (pp.155)
Letto il 13 ottobre 2008 Voto: 10
Abstract: Ci sono romanzi brevi più densi di emozioni e di vicende di certi romanzoni da ottocento pagine e passa. Ed è esattamente il caso di “Il calore del sangue”. Questa volta Irène Némirovsky punta il suo obiettivo non già sul milieu dell’alta borghesia ebraica in cui è cresciuta, né su quello dei ghetti dell’Europa orientale, bensì sul piccolo, angusto, gretto mondo della provincia francese. Il quadro è, in apparenza, di quieta, finanche un pò scialba agiatezza campagnola: la figlia di due ricchi proprietari terrieri sta per sposare l’erede di un’altra famiglia in tutto e per tutto simile, un bravo ragazzo, come si dice, innamorato e devoto. Eppure bastano poche note stridenti (che l’autrice è abilissima a insinuare fin dalle prime pagine) per farci intuire che dietro la compatta, liscia superficie di perfetta felicità agreste - in cui sembra che ogni sentimento si sia come pietrificato - si spalancano voragini insospettate: nessuno, insomma, è al riparo dalla passione, dalla violenza, persino dal delitto, quando è spinto e travolto dal “calore del sangue”.
Breve commento: La Nemirovsky conosce l’alchimia della vita: nelle meravigliose pagine di questo romanzo si rincorrono amore e ipocrisia, realtà e convenzioni borghesi, calcolo razionale e folle intorbidimento della ragione. Non c’è personaggio che non sia depositario di messaggi forti, non c’è capitolo men che bellissimo. E’ un romanzo che si degusta come le opere del miglior Simenon
Frasi estrapolate dal testo:
• La carne ci vuol poco a soddisfarla. E’ il cuore ad essere insaziabile, il cuore che ha bisogno di amare, di disperarsi, di ardere di un fuoco qualunque…Ecco ciò che volevamo: bruciare, lasciarci consumare, divorare i nostri giorni come le fiamme divorano la foresta.
• Ogni particolare dello studio parlava di felicità e di un profondo, reciproco amore. Se gli uomini sanno mentire, fiori, libri, ritratti, lampade, la patina di vissuto e amato che ricopre ogni oggetto hanno più sincerità dei volti umani.
• Nutre per il figlio un amore ansioso, fonte di tormento più che di gioia.
• Esiste un momento perfetto, quando tutte le promesse giungono a maturazione e finalmente cadono i bei frutti, un momento che la natura tocca verso la fine dell’estate, supera presto, e poi iniziano le foglie dell’autunno. Lo stesso vale per le persone.
• Mio Dio, se a vent’anni si sapesse come è facile la vita!
• Un gruppo di persone di età matura emana un senso di imperturbabilità: i loro organismi danno l’impressione di aver digerito tutte le portate pesanti, amare o piccanti della vita, eliminato tutti i veleni, e per dieci o quindici anni si trovano in uno stato di equilibrio perfetto, di invidiabile salute morale. Sono soddisfatti di sé. Il faticoso e vano lavorio con cui la giovinezza tenta di adattare il mondo ai propri desideri l’hanno già compiuto. Hanno fallito, e ora si riposano. Dopo qualche anno tornerà ad invaderli una sorda inquietudine e stavolta sarà quella della morte: essa altererà i loro gusti in modo imprevedibile, li renderà indifferenti, stravaganti o bisbetici, impenetrabili per le loro famiglie, estranei ai loro figli. Ma tra i quaranta e i sessanta anni queste persone godono di una effimera pace.

Benedetta Colella








