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La dea Moda e l'Olimpo

Parini ce l’ha posta e nessuno la spodesta

Ognuno di noi ha un Olimpo personale, che custodisce valori e principi, speranze ed ambizioni e deifica ciò che dà luce e senso alla propria vita. Gli antichi greci, nel loro affollato pantheon, inserirono le manifestazioni naturali, i valori agognati di ordine, bellezza, sapienza e potere, gli elementi spaventosi da placare con ricchi sacrifici.

Se la bellezza, affidata com’era ad una dea affascinante e pericolosa come Afrodite, rivestiva una certa importanza e coinvolgeva anche Febo, in quanto manifestazione di ordine e proporzione, al look non era riservato alcuno spazio.

Neppure l’epica, che abbonda in superlativi, spreca troppo spazio nella descrizione dei vestiti, al limite thaumastà, meravigliosi, ma tratteggiati in maniera piuttosto sbrigativa e rituale: erano i muscoli a guizzare al di sotto, era l’armonia delle forme che modellavano la stoffa il vero obiettivo delle lodi epiche.

Quando Medea affida alle vesti intrise di veleno la sua vendetta contro la rivale Glauce vuole sottolineare quanto artefatta sia la bellezza, quanto costruita la potenza della donna che le ha rubato il marito. Ed Eracle, fra i tormenti suscitatigli dalla fatale veste intrisa del sangue di Nesso, filtro d’amore e di morte, dimostra a Deianira come il cuore dell’amato non si conquisti con l’esibir vestiti.

La Moda, insomma, non era di casa in Grecia e non solo perché in una cultura preconsumistica il massimo vanto era poter fabbricare in casa, filare e tessere da sé i tessuti da indossare, ma anche perché una spesa soverchia per l’abbigliamento era considerata dimostrazione di pochezza intellettuale (e non è un caso che tra i pettegolezzi delle Siracusane di Teocrito abbondino quelli sulla foggia di certe stoffe).

Oggi, invece, la moda è status symbol : le firme impreziosiscono gli abiti, le fattezze più strane sono adottate ed invidiate se avallate da qualche nome famoso, le mise che furoreggiavano l’anno precedente diventano obsolete a soli dodici mesi di distanza. Per questo mi sembra estremamente attuale la dedica posta da Parini in epigrafe all’edizione 1763 de Il giorno.

Al trionfo della Moda, vezzosissima dea che con sì dolci redini oggi temperi e governi la nostra brillante gioventù sfilano, in catene, ridotti in servitù, i nemici da lei umiliati: la ghiacciata Ragione, il pedante Buon Senso e l’Ordine seccagginoso (i.e. seccante, noioso). Il potere della dea è infinito: le gentili dame e gli amabili garzoni sacrificano a se medesimi le mattutine ore, imbellettandosi, vestendosi e svestendosi per onorare la dea della futilità, del transeunte, dell’effimero, insomma della gioventù.

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Fabry T

    Fabry T

    07 Oct 2008 - 17:42 - #1
    0 punti
    Up Down

    Molto interessante, te l’ho messo in evidenza sia in home page che nel canale. Ciao!

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