
Dovrebbe essere un momento di riposo, ma la mente, più vigile che mai, si affanna in decisioni e in progetti che turbano la veglia e allontanano il sonno.
La preoccupazione è il principale nemico della tranquillità; a nulla giova la consapevolezza che si passa la vita a preoccuparsi di cose che o non succederanno mai o saranno comunque inevitabili; a nulla la certezza che il modo migliore, l’unico forse, per godere di un po’ di felicità è vivere alla giornata, senza permettere che il nostro presente sia turbato dal pensiero di un passato che non può cambiare o di un futuro che non si può prevedere.
Siamo inseriti in un contesto di attivismi frenetici: come formiche impazzite, corriamo per la città accumulando impegni, sommando scadenze, sottraendo tempo a noi stessi e ai nostri affetti nell’ansia di riempire di azione un tempo che verrebbe avvelenato da troppo pessimistiche riflessioni.
Luciano, nel terzo capitolo del suo Come si deve scrivere la storia, descrive bene questi momenti di attivismo collettivo, di affannosa rincorsa verso la sconfitta a cui neppure Diogene il cinico seppe sottrarsi, naturalmente nei modi e nei tempi che lo hanno reso immortale come pensatore sublime.
Lasciamo alla sua prosa paratattica e briosa il resoconto della situazione:
ὁπότε γὰρ ὁ Φίλιππος ἐλέγετο ἤδη ἐπελαύνειν, οἱ Κορίνθιοι πάντες ἐταράττοντο καὶ ἐν ἔργῳ ἦσαν, ὁ μὲν ὅπλα ἐπισκευάζων, ὁ δὲ λίθους παραφέρων, ὁ δὲ ὑποικοδομῶν τοῦ τείχους, ὁ δὲ ἔπαλξιν ὑποστηρίζων, ὁ δὲ ἄλλος ἄλλο τι τῶν χρησίμων ὑπουργῶν.
Infatti quando si diceva che Filippo stava arrivando, tutti i Corinzi si agitavano ed erano in attività, chi preparando armi, chi accumulando le pietre, chi fortificando il muro, chi puntellando il bastione, chi facendo qualcosa di utile, chi qualche altra.
Ὁ δὴ Διογένης ὁρῶν ταῦτα, ἐπεὶ μηδὲν εἶχεν ὅ τι καὶ πράττοι - οὐδεὶς γὰρ αὐτῷ ἐς οὐδὲν ἐχρῆτο - διαζωσάμενος τὸ τριβώνιον σπουδῇ μάλα καὶ αὐτὸς ἐκύλιε τον πίθον, ἐν ᾧ ἐτύγχανεν οἰκῶν, ἄνω καὶ κάτω τοῦ Κρανείου·
Diogene, vedendo queste cose, dato che non aveva niente da fare anche lui (nessuno infatti lo coinvolgeva in niente), avendo indossato un mantellaccio, anche lui spingeva davvero con alacrità la botte nella quale per ventura abitava, sopra e sotto il (monte) Craneo;
καί τινος τῶν συνήθων ἐρομένου, Τί ταῦτα ποιεῖς, ὦ Διόγενες; Κυλίω, ἔφη, κἀγὼ τὸν πίθον, ὡς μὴ μόνος ἀργεῖν δοκοίην ἐν τοσούτοις ἐργαζομένοις.
E quando qualcuno dei vicini chiedeva “Perchè lo fai, Diogene?, rispondeva “anche io faccio girare la botte per non sembrare il solo ad oziare fra tanti che faticano”

Benedetta Colella








