Suicidio

Un viaggio sconvolgente nei pensieri di un suicida, Edouard Levè

Edouard Levè Suicidio Bompiani, 2008 (pp.120)
Letto il 26 novembre 2008 Voto:10

Abstract:
Un giorno, del tutto inspiegabilmente, un ragazzo di venticinque anni si suicida con un colpo d’arma da fuoco alla testa. L’autore era suo amico e, dopo oltre vent’anni, sente il bisogno di raccogliere tutte le tracce che egli aveva lasciato, di raccontarne la storia, entrando nella sua mente per scovarne tutte le assurde, illogiche motivazioni. Tre giorni dopo aver consegnato questo racconto all’editore, anche Edouard Levé compie lo stesso gesto. Senza spiegazioni - se non quelle di questo libro - Levé si toglie la vita. Il racconto era un testamento, un avviso, una giustificazione, o l’ultima disperata riflessione sulla vita di non trova più ragioni per onorarla?

Breve commento: Benvenuti all’inferno! Viaggio attraverso pieghe (e piaghe) di un cervello alla disperata ricerca di senso, fra ossessioni e manie, fra piccoli indizi di drammi futuri, nella lucida follia di entusiasmi e subitanee depressioni. Leggendo, mi sono sentita una voyerista e mi vergogno di aver provato, fra tante stillettate di pena per l’illogica sofferenza morale che si autoinfligge il narratore, quasi un senso di sollievo per la mia (pur precaria) razionalità

Frasi estrapolate dal testo:
La prima volta mi tenta/ Le seguenti mi abituano/ L’ultima mi incupisce

L’inizio mi entusiasma/ Il mezzo mi trattiene/ La fine mi delude

Eri convinto che ( i tuoi genitori) ti avessero desiderato meno per ciò che eri che per ciò che immaginavano saresti stato.

Le parole disegnavano sulla pagina le linee di un quadro astratto, il loro senso ti sfuggiva.

Quanto ai viaggi di gruppo, il paese finiva per essere un anfitrione silenzioso a cui non si fa casso, come un invitato troppo timido, soggetto principale diventato sfondo.

Parlavi poco, perciò era raro che avessi torto.

Sfama un gatto per tutta la vita e ti lascerà in un giorno. Sfama un cane per un giorno e ti sarà fedele tutta la vita. Tu eri il gatto, io il cane.

Il tuo suicidio rende più intensa la vita delle persone che ti sono sopravvissute. Se la noia le minaccia, o se l’assurdità della loro vita li abbaglia da uno specchio crudele basta che si ricordino di te e la pena di esistere gli sembrerà preferibile all’angoscia di non essere più

Peeplo Engine

Un motore di ricerca nuovo, ricco e approfondito.

Inizia ora le tue ricerche su Peeplo.