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Cari animali

Il culto degli animali nell'antico Egitto (Her. II, 65)

Erodoto, si sa, alle stranezze è avvezzo; le ricerca, anzi, con voluttà per ammaliare il suo uditorio, senza arrovellarsi in fisime razionalistiche o in tentativi arzigogolati di contestualizzazione e spiegazione.
Che però gli Egizi, popolo da lui ammiratissimo per l’organizzazione sociale e le abilità tecniche, riservino cure e onori divini a quegli stessi animali a cui chissà quante volte lo storico stesso avrà dato una pedata bene assestata, gli sembra davvero curioso, tanto che prova, timidamente, a darsene una spiegazione, prima di arrendersi di fronte alle complessità teologiche e rivestire, da par suo, i panni del reporter.
Sarà dunque perché in Egitto la fauna è davvero carente e va preservata, sarà per qualche altro groviglio metafisico da cui l’autore rifugge, per sua stessa ammissione, inorridito, ma in Egitto c’è una vera e propria casta sacerdotale designata a nutrire gli animali.
Il supplice è tenuto a pagare tanto argento quanto la porzione di capigliatura offerta dal figlio dell’officiante, attentamente pesata su un bilancino: con parte di queste somme, si acquista il pesce per sfamare gatti e coccodrilli.
Attenzione, poi, a trattarli con la massima reverenza: chi causasse la morte di un animale sacro pagherebbe l’onta con la sua stessa vita.
Parola di Erodoto:
[2] Ἐοῦσα ἡ Αἴγυπτος ὅμουρος τῇ Λιβύῃ οὐ μάλα θηριώδης ἐστί· τὰ δὲ ἐόντα σφι ἅπαντα ἱρὰ νενόμισται, καὶ τὰ μὲν σύντροφα αὐτοῖσι [τοῖσι ἀνθρώποισι], τὰ δὲ οὔ.
Pur essendo confinante con la Libia, l’Egitto non è certo popolato di animali: tutti quelli presenti sono stati considerati da loro sacri e alcuni sono domestici (conviventi con gli uomini), altri no.

Τῶν δὲ εἵνεκεν ἀνεῖται [τὰ θηρία] Ἱρὰ εἰ λέγοιμι, καταβαίην ἂν τῷ λόγῳ ἐς τὰ θεῖα πρήγματα, τὰ ἐγὼ φεύγω μάλιστα ἀπηγέεσθαι· τὰ δὲ καὶ εἴρηκα αὐτῶν ἐπιψαύσας, ἀναγκαίῃ καταλαμβανόμενος εἶπον.
Se dicessi per quali motivi gli animali sono considerati sacri, sconfinerei, nel discorso, in questioni divine ed io rifuggo soprattutto dal trattare ciò: se anche ho detto qualcosa, menzionandole, ho parlato spinto da necessità

[3] Νόμος δὲ ἐστὶ περὶ τῶν θηρίων ὧδε ἔχων· μελεδωνοὶ ἀποδεδέχαται τῆς τροφῆς χωρὶς ἑκάστων καὶ ἔρσενες καὶ θήλεαι τῶν Αἰγυπτίων, τῶν παῖς παρὰ πατρὸς ἐκδέκεται τὴν τιμήν.
Riguardo agli animali c’è una consuetudine che va così: sono stati designati come curatori dell’alimentazione di ciascuno separatamente sia uomini sia donne degli Egiziani, di cui il figlio riceve la carica dal padre.

[4] οἳ δὲ ἐν τῇσι πόλισι ἕκαστοι εὐχὰς τάσδε σφι ἀποτελέουσι· εὐχόμενοι τῷ θεῷ τοῦ ἂν ᾖ τὸ θηρίον, ξυρῶντες τῶν παιδίων ἢ πᾶσαν τὴν κεφαλὴν ἢ τὸ ἥμισυ ἢ τὸ τρίτον μέρος τῆς κεφαλῆς, ἱστᾶσι σταθμῷ πρὸς ἀργύριον τὰς τρίχας· τὸ δ᾽ ἂν ἑλκύσῃ, τοῦτο τῇ μελεδωνῷ τῶν θηρίων διδοῖ, ἣ δὲ ἀντ᾽ αὐτοῦ τάμνουσα ἰχθῦς παρέχει βορὴν τοῖσι θηρίοισι.
Quelli nelle città compiono uno per uno questi riti: mentre pregano il dio di cui è l’animale (bellissimo il congiuntivo con ἂν ad indicare lo scetticismo dell’autore), rasando o la testa dei figli o per intero o a metà o per un terzo, mettono in una bilancia i capelli in cambio di argento: (il supplice) dà tanto denaro quanto ne abbia pesato all’intendente degli animali, che, tagliando pesci al posto di ciò offre nutrimento agli animali.

[5] Τροφὴ μὲν δὴ αὐτοῖσι τοιαύτη ἀποδέδεκται· τὸ δ᾽ ἄν τις τῶν θηρίων τούτων ἀποκτείνῃ, ἢν μὲν ἑκών, θάνατος ἡ ζημίη, ἢν δὲ ἀέκων, ἀποτίνει ζημίην τὴν ἂν οἱ ἱρέες τάξωνται.
Qualora uno uccida volontariamente uno di questi animali, la pena è la morte, se (lo fa) involontariamente, paga il fio che ordineranno i sacerdoti.

Ὃς δ᾽ ἂν ἶβιν ἢ ἴρηκα ἀποκτείνῃ, ἤν τε ἑκὼν ἤν τε ἀέκων, τεθνάναι ἀνάγκηChi invece uccida un ibis o uno sparviero, sia volontariamente sia involontariamente, è necessario che muoia.