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Il matrimonio a sorpresa

In famiglia, un insospettabile spunto per I Promessi Sposi

Non sembra lei, Lucia, mentre si fa coinvolgere dall’ardore di Renzo e dall’entusiasmo di Agnese a tendere un agguato, a fini matrimoniali, a don Abbondio.
La preoccupazione che Renzo possa fare una follia o forse anche l’incapacità di contrastare il flusso degli eventi (taluni critici, che cercano disperatamente nel contegno di Lucia tracce di una passione repressa, attribuiscono il cedimento alla forza dell’amore) la convincono al gran passo.
Due volte Manzoni la definirà “tutta tremante”, mentre nel buio dell’anticamera è spronata all’azione da Renzo e mentre don Abbondio la paralizza e ostacola.
L’espressione non è scelta a caso: “tutto tremante”, per Dante, è Paolo mentre bacia Francesca, è l’amante che ardisce un’azione condannata da Dio e dagli uomini, è il peccatore, insomma, che vive quello stesso sentimento di passione vergognosa dal quale Lucia uscirà turbata e quasi raggelata,
Non dimentichiamo che dal fallimento dell’operazione in poi non ci sarà più alcun contatto fisico fra i promessi sposi: Manzoni specifica molto bene la circostanza, sottolineando il rifiuto di Lucia a farsi aiutare durante la fuga e l’interazione che da quel momento lega solo Renzo ed Agnese sia nello scendere dalla barca sia nel momentaneo congedo del IX capitolo.

L’autore stesso sente di aver in parte sporcato l’immagine pura della sua prima donna (non a caso, sia pur per un attimo, in casa di don Abbondio si spegne la luce, onomasticamente legata alla Mondella e al suo ruolo salvifico).
L’idea di un matrimonio a sorpresa, che è potuta apparire bislacca a qualche critico, aleggia invece da sempre nel lessico familiare di Alessandro Manzoni: il progetto, infatti, fu congegnato dalla vitale e sfortunata nonna, Teresa de Blasco, per sposare il giovane Cesare Beccaria nonostante la ferrea opposizione dei futuri suoceri, che contestavano alla contessina la povertà dei mezzi e (non a torto) la licenziosità dei costumi.
Fu lei, nonna Teresa, a scovare nei documenti del concilio di Trento la clausola detta tametsi, che consentiva a due fidanzati ostacolati dalle famiglie o dalla società di santificare il loro amore.
Fu lei ad architettare tutto.
Fu lei a reperire finanche i testimoni.
Sfortunatamente la tresca fu scoperta, Cesare fu allontanato da Milano (addirittura i genitori lo fecero incarcerare perché momentaneamente incapace di intendere e di volere) e il progetto sembrò naufragare.
La Provvidenza, però, si dimostrò attiva anche nella realtà, consentendo ai due giovani di coronare il loro amore e a Giulia di nascere e di generare poi il nostro autore