Questo sito contribuisce alla audience di

Chi ha ucciso realmente i Proci?

La rivoluzionaria teoria di Alberto Majrani sull'Odissea

La risposta alla questione omerica non può scaturire dalle Accademie: tutti noi abbiamo studiato le opinioni contrapposte di antichi e moderni, abbiamo accolto la teoria di Parry come risolutiva e abbiamo affidato all’epos orale l’Iliade e l’Odissea addirittura prima di leggere le opere (spesso solo per significativi excerpta e non nella loro integrità).
Quanto ho riso quando Alberto Majrani mi ha rivelato di aver risolto lui, un naturalista, la plurimillenaria questione!
Dopo aver letto, con tutte le intenzioni di stroncarlo, il suo libro (tra l’altro pluripremiato) “Chi ha ucciso realmente i Proci? Ulisse, Nessuno, Filottete”, i miei pregiudizi si sono arenati negli scogli dell’incertezza. E se avesse ragione? Se, al di là di qualche forzatura che non toglie intelligenza alla teoria generale, ci trovassimo veramente di fronte ad una chiave interpretativa plausibile?
Rimando ovviamente alla lettura, peraltro piacevolissima, del suo saggio, arguto e brillante, non soffocato da note, ma supportato da citazioni cogenti, pubblicato da Logisma nell’aprile 2008 e mi limito a dare le coordinate generali della teoria.
Da lettore moderno, Majrani non trascura la Telemachia, confinata di solito nei ricordi liceali a proemio poco brillante di un’opera che solo all’apparire di Odisseo acquista tono e spessore. Come mai questa lunga digressione iniziale? Solo giustapposizione di due diversi filoni epici da parte di un tardo compilatore? E se invece quest’enfasi sulla figura di Telemaco (da tutti invitato, tra l’altro, a seguire l’esempio del cugino Oreste, che aveva vendicato la morte di Agamennone uccidendo l’usurpatore) derivasse da una sorta di vis abdita del narratore?
Ammettiamo cioè che l’Odissea abbia avuto un committente, come buona parte della letteratura classica: non potrebbe che essere la dinastia itacense (Penelope e Telemaco) a voler nobilitare se stessa tramite la magnificazione del suo rappresentante più significativo, Odisseo.
Facciamo allora la tara da tutti i riferimenti mitologici ed impossibili che ammantano il mito e che vengono trasmessi dalla bocca stessa di Odisseo nella sua lunga narrazione ai Feaci (popolo che verrà cancellato dalla Terra per l’aiuto fornito ad un uomo osteggiato da Poseidone): scopriremo che i personaggi interpellati da Telemaco prima, da Odisseo stesso ritornato ad Itaca sotto mentite spoglie poi, concordano quasi tutti nel ritenere defunto l’eroe.
Ci sarà, certo, l’agnizione finale, con la celeberrima strage dei Proci a corredo. Ma chi può giurare che l’eroe vendicatore sia davvero Odisseo? Non il padre, non la moglie, non il figlio, non i sudditi che lo incontrano. Solo un cane, Argo, che non ha il dono della parola, e una vecchia nutrice, Euriclea, che riconosce la sua vecchia ferita lavandogli i piedi. I piedi? Ma la ferita di Odisseo non era sulla coscia? E come mai nessuno dei Proci la identifica, ma anzi tutti si meravigliano del tono perfetto delle gambe del mendicante, che, dalle offese ricevute, sarebbe dovuto invece essere zoppo?
E chi sono gli unici zoppi dell’epica? Il dio Efesto (che viene ricordato da Menelao nella Telemachia in modo totalmente incongruo, se non vogliamo intenderlo come suggerimento a Telemaco) e Filottete, che, guarda caso, è il migliore arciere degli Achei.
Non dimentichiamo che nel X dell’Iliade, quando Odisseo ha in mano un arco, lo usa solo per frustare i cavalli e che, nei giochi per la morte di Patroclo, su tutte le discipline si cimenterà tranne appunto nel tiro con l’arco.
Telemaco potrebbe aver contattato, perciò, un antico eroe, Filottete, per organizzare una messinscena che gli garantisse (con lo sterminio dei Proci) la successione al trono: infatti, all’indomani della strage, addirittura Atena ordinerà ad Odisseo di ripartire.
E’ un uomo così astuto chi rinuncia all’immortalità, alle nozze regali, alla flotta per una rapida sortita in una patria che peraltro, per esplicita ammissione nel testo, non riconosce tanto da dover chiedere informazioni alla solita dea travestita? O non è piuttosto una controfigura che, esaurito il suo compito, come da accordi va via?
A rileggere l’Odissea in quest’ottica molti tasselli riacquistano la loro posizione. E’ impossibile dar conto qui dei mille rimandi testuali con cui Majrani avalla la sua tesi, che, al di là del tono trionfalistico utilizzato, mi sembra assai probabile.
Rimando pertanto, per i dovuti approfondimenti, alla lettura del suo bel libro che donerà anche ai più scettici qualche ora di puro piacere intellettuale.

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Alberto Majrani

    09 Jan 2011 - 14:28 - #1
    0 punti
    Up Down

    Alle persone interessate segnalo che qui di fianco, nella sezione EPICA http://guide.supereva.it/greco/epica è possibile trovare anche l’intervista a me e le recensioni del libro di Felice Vinci. Altre recensioni, interviste, riassunti, si trovano cercando le parole chiave Filottete Majrani sui motori di ricerca, o sul sito filottete.it