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Io, Ippocrate di Kos

Tra biografia e romanzo, l'illuminante lavoro di Massimo Fioranelli e Pietro Zullino


Ippocrate ha attraversato quasi duemilacinquecento anni: di lui, il progenitore della medicina, l’ispiratore dell’etica e del metodo medici, si è impadronito il mito, si è cibata la storia.
Più è noto, fra gli studenti di medicina e fra gli studiosi del mondo classico, meno è studiato e tradotto.
La casa editrice Laterza ha riservato, quindi, ai dotti e ai curiosi un dono davvero gradito presentando, in piacevole veste bibliografica, “Io, Ippocrate di Kos”, uno snello e appassionante lavoro a quattro mani di un medico di quelli bravi, Massimo Fioranelli, e di un giornalista attento e facondo, Pietro Zullino.
E’ Ippocrate in persona, oramai novantenne, a raccontare le tappe più significative della sua vita e del suo pensiero. Senza cedere mai al nozionismo, senza far mai inutile sfoggio di erudizione, l’antico medico ( o meglio,i due intellettuali che gli danno voce ed anima) rivive la sua esperienza ateniese, gli orrori della guerra del Peloponneso, l’amicizia indissolubile con Democrito e Tucidide, la lunga ricerca e il continuo differimento della morte.
Come Ippocrate aveva teorizzato che, per diagnosticare e curare un male, bisogna considerare la situazione generale di un corpo, al di là e al di sopra di ogni specializzazione, così Fioranelli e Zullino, per spiegarne la figura e il mito, ambientano, con tratti icastici e arguti, la biografia nello sfacelo del mondo greco, pressato fra l’ambizione spartana, la corruzione ateniese e lo strapotere persiano.
Eppure, la storia greca resta sullo sfondo: anche per i profani della medicina, ciò che del libro avvince sono la passione assoluta per la medicina, le curiosità, le diagnosi, i turbamenti deontologici, ancora attualissimi, fra cui si agita l’agile mente di Ippocrate.
L’anomala ricetta di questo libro, che somma e dosa in proporzioni magnifiche attenzione per la storia e curiosità mediche, condendo il tutto con uno stile snello e un lessico accattivante, porta a pagine mirabili, come quella in cui, a Delfi, Ippocrate, sulla base dell’osservazione, diagnostica ai grandi che popolano il banchetto (Lisandro e Archelao) e alle anonime comparse che popolano il gran romanzo della vita le malattie di cui moriranno.
Indimenticabile la difesa di Ippocrate nel processo a lui imbastito per mire occulte, ancor più il sorprendente capitolo finale: insomma, non c’è pagina che non regali conoscenza, brividi ed emozioni.