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Lisia: orazione per l'invalido (par.4)

I capi di accusa

L’ invalido arriva a tappe forzate al nucleo della questione.
Non ha molto tempo: una clessidra scandiva, infatti, lo spazio destinato alle ragioni di ciascun oratore e Lisia prevede che sia impegnato nella confutazione.
Per questo le ragioni dell’accusa sono liquidate in maniera assai stringata nel quarto paragrafo, anche stilisticamente sottotono, proprio per negare enfasi a queste argomentazioni.

[24,4] Περὶ μὲν οὖν τούτων τοσαῦτά μοι εἰρήσθω;

Riguardo a queste cose, siano espresse da me argomentazioni siffatte.

I due pronomi che si fronteggiano dimostrano che, di fronte alle evidenti motivazioni bieche dell’accusatore ( τούτων è proprio un dimostratico), la difesa si sarebbe potuta articolare in mille modi diversi, tanto evidente (τοσαῦτά )è la buona fede dell’oratore. Non a caso, questi deve imporsi con un imperativo di tacere.

ὑπὲρ ὧν δέ μοι προσήκει λέγειν, ὡς ἂν οἷόν τε διὰ βραχυτάτων ἐρῶ.

Quanto alle cose di cui mi conviene parlare, le dirò con (parole) il più possibile brevi per quanto è possibile.

La struttura del periodo simula fretta e balbettio, come se l’invalido, preparandosi a proclamarsi tale, dovesse dimostrare difficoltà espressive. Per questo c’è un assorbimento con attrazione iniziale (avremmo dovuto trovare, secondo l’oratoria più schietta ὑπὲρ τούτων ἂ) e, dopo la complessa relativa in prolessi, la principale si segnala per il disordine dei lemmi e per la brachilogia esibita. L’ ἂν rafforza il superlativo βραχυτάτων, che a sua volta fa a meno di un sottinteso sostantivo indicante parola. Per concludere, l’incidentale introdotta da ὡς è nominale, essendo sottinteso il verbo essere. Insomma, un bello sforzo espressivo per l’oratore.

φησὶ γὰρ ὁ κατήγορος οὐ δικαίως με λαμβάνειν τὸ παρὰ τῆς πόλεως ἀργύριον; καὶ γὰρ τῷ σώματι δύνασθαι καὶ οὐκ εἶναι τῶν ἀδυνάτων, καὶ τέχνην ἐπίστασθαι τοιαύτην ὥστε καὶ ἄνευ τοῦ διδομένου τούτου ζῆν

L’accusatore sostiene che io prendo non giustamente il denaro da parte della città, e che infatti sono abile nel corpo e non sono fra gli invalidi e che conosco un mestiere tale da vivere di questo anche senza sussidio.