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Scheletri a cena

Erodoto (II, 78) attesta macabri rituali egizi

Gli indotti commensali di Trimalcione considerarono una boutade originale la presentazione, fra le ricche portate del pantagruelico banchetto, di uno scheletro d’argento, una sorta di burattino che ricordi agli ospiti che “chi vuol esser lieto, sia: di doman non v’è certezza”.
Petronio attinge invece da una consuetudine egizia, narrata con dovizia di particolari da Erodoto: sembrava segno di generosità da parte dell’ospite incoraggiare alla crapula i convitati attraverso il ricordo, per nulla velato, della precarietà del vivere.
Con un sorriso penso a quante persone, nel ricco Occidente, soffrono la fame per attenersi a criteri estetici discutibili quando sarebbe più giusto (e appagante) godersi i doni della vita e ricordare che il periodo della gioia è breve e dovrebbe essere carpito a piene mani prima che malattie e insidie ci costringano, queste sì, a diete e sacrifici.
Leggiamo Erodoto e riflettiamo:

Ἐν δὲ τῇσι συνουσίῃσι τοῖσι εὐδαίμοσι αὐτῶν, ἐπεὰν ἀπὸ δείπνου γένωνται, περιφέρει ἀνὴρ νεκρὸν ἐν σορῷ ξύλινον πεποιημένον, μεμιμημένον ἐς τὰ μάλιστα καὶ γραφῇ καὶ ἔργῳ, μέγαθος ὅσον τε πηχυαῖον ἢ δίπηχυν, δεικνὺς δὲ ἑκάστῳ τῶν συμποτέων λέγει

Nei banchetti per i loro ricchi, quando stanno a tavola, un uomo porta un cadavere fatto di legno in una bara, riprodotto al meglio sia per aspetto sia per forma, circa un cubito o due di grandezza, poi dice, mostrandolo a ciascuno dei commensali

« Ἐς τοῦτον ὁρέων πῖνέ τε καὶ τέρπευ· ἔσεαι γὰρ ἀποθανὼν τοιοῦτος. »
“Guardando a lui, bevi e godi: da morto, sarai tale e quale”

ταῦτα μὲν παρὰ τὰ συμπόσια ποιεῦσι.
Durante i banchetti fanno queste cose