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Alla scoperta di Ippocrate di Kos

Intervista al dott. Massimo Fioranelli (parte I)

Ci sono dei libri che restano dentro e cambiano definitivamente la tua percezione del mondo.
Io, Ippocrate di Kos“, la sorprendente biografia scritta da Massimo Fioranelli e Pietro Zullino, mi ha tanto colpito che ho dovuto contattare gli autori per complimentarmi e per chiedere, sapere, domandare.
Con gentilezza e completezza, il dott. Fioranelli ha accettato di rispondere alle mie curiosità, offrendo ulteriori spunti di riflessione sul mestiere di medico e sulla passione di storico.
Di seguito, il testo dell’intervista:

Quando nasce l’idea di “Io, Ippocrate”? E il sodalizio con Zullino?

L’idea del libro si accende in tutti e due quando, durante una conversazione a tavola sui rapporti tra etica e medicina — e mentre mettiamo a confronto i nostri rispettivi saperi — salta fuori che tutto sommato di Ippocrate uomo non è arrivato a noi praticamente nulla, mentre sulle figure importanti della Grecia classica, grazie agli storici del tempo, si sa moltissimo. Allora, per pura curiosità, intraprendiamo una ricerca bibliografica a largo raggio e constatiamo che è proprio così: sull’ippocratismo ci sono montagne di studi specialistici, però nessuno al mondo ha ancora provato a mettere insieme una biografia del personaggio e tantomeno a costruire il romanzo della sua umanità. Ci interroghiamo sulle ragioni di una simile, stranissima lacuna, ed ecco che il nostro libro comincia a farsi, quasi da sé.

Come vi siete spiegati la lacuna?

Non ce la siamo del tutto spiegata ma probabilmente è stato sempre difficile e ripugnante, agli scrittori benpensanti, impegnarsi su personalità totalmente estranee alla cultura idealistica e sistematicistica che ha dominato in Occidente in almeno ventitrè degli ultimi venticinque secoli. Fino al Settecento, e anche oltre, tutti quanti siamo stati figli e nipoti di Platone e Aristotele, i massimi organizzatori di un pensiero quasi “unico” nato dopo la sconfitta della democrazia ateniese contro il militarismo autocratico di Sparta. Dobbiamo renderci conto che la caduta di Atene fu un immane disastro per l’intero Occidente, fu la morte della libertà di ricerca e della volontà di progresso; tutta una concezione del mondo si immiserì, l’uomo si prosternò alle ideologie, I filosofi furono perseguitati, un autore come Euripide fu letteralmente dato in pasto ai cani. Da allora, famiglia, scuola, fedi religiose e miasmi politici hanno sempre condizionato i nostri avi — una generazione via l’altra — a privilegiare e interiorizzare sistemi di pensiero ben codificati, e a scartare invece le filosofie del dubbio, i cosiddetti relativismi: esattamente ciò che Platone e Aristotele avevano voluto imporre. Però il Novecento ha segnato, rispetto a questo, una inversione di tendenza, e un pensatore come Popper è arrivato ad affermare che persino nazismo e comunismo sono stati essenzialmente platonici nella loro ossessione di realizzare la società perfetta…

E tornando al punto?

Tornando al punto: penso che a qualsiasi scrittore sia stato sempre poco agevole accostare un personaggio spinoso come Ippocrate, la cui scienza si fondava non su un sapere da tramandare ingessato ai posteri, ma sul dubbio permanente, sulla ricerca che non ha fine. Difficile insomma ammettere, e più ancora capire, che Ippocrate nacque prima di Platone e Aristotele ma fu infinitamente più “moderno” di loro… Del resto Ippocrate non è stato l’unico dei grandi antichi ad essere trascurato e schivato dai posteri. Porto sempre questo esempio: egli fu perfetto coetaneo e sincero sodale del filosofo materialista Democrito e dello storico razionalista Tucidide; ma guarda caso, neanche Democrito è stato ancora mai narrato in un romanzo, mentre il primo vero libro su Tucidide uomo è stato scritto da Luciano Canfora appena due anni fa. Su tutta una scuola di pensiero, venne calato un sudario: non per intenzione, io credo, ma per scarsa capacità a comprendere.


Le pagine di ambientazione storica sono estremamente curate. Come avete organizzato la ricerca e la selezione dei testi classici?

Non abbiamo selezionato, abbiamo letto tutto, però in un certo modo. Il modo è quello che il grande storico francese Jacques Le Goff: diffidare delle generalizzazioni, del sapere acquisito, e prestare invece la massima attenzione ai particolari, soprattutto nel vaglio delle situazioni concrete. Le piccole contingenze spiegano a volte i veri motivi delle grandi opzioni personali. Quando Ippocrate abbandona la splendida Kos e ripara nell’oscura Tessaglia, e ciò nel marasma di un dopoguerra pieno di pericoli, il come fece non è meno importante del perché. Se non avesse potuto fare quel viaggio, anche il perché farlo sarebbe ai nostri occhi del tutto svanito.