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Ancora su "Omero nel Baltico" (parte II)

Il prof. Vinci fornisce un elenco di recensioni positive, con utili link

Ecco altri commenti di studiosi sull’argomento: “L’autore propone una serie di ipotesi molto ragionevoli e molto razionalmente esposte, inanellando una serie impressionante di indizi (…) Libro stupefacente e spesso molto godibile” (Claudio Cerreti, Bollettino della Società Geografica Italiana, n. 1-2/2000)

“Molto ben scritto, molto serio e molto stimolante. Un’opera preziosa” (Vittorio Castellani, Università di Pisa)

“Omero nel Baltico è affascinante e ne è proponibile l’attendibilità” (Giorgio Galli, Università di Milano)

“Come geografo ed esperto del Nord trovo che la sua teoria meriti di essere presa molto seriamente (.) Essa allarga a dismisura gli orizzonti possibili per l’avventura umana” (Franco Michieli)

“Tutta la civiltà greca delle origini, e tutti i miti classici, ci sono arrivati di là, tra Circolo Polare Artico e Mare del Nord (…) Scommetto che il Vinci può vincere” (Edoardo Sanguineti, Università di Genova)

“Libro interessantissimo, che sto leggendo con gran passione. Sono tesi, le sue, veramente appassionanti” (Antonia Arslan, Università di Padova)

“Omero nel Baltico ha arricchito le emozioni che mi avevano preso ascoltando la Sua splendida lezione in Università. Si è aperto, per me, un mondo
nuovo e affascinante” (Alberto Gigli Berzolari, Università di Pavia)

“Ho letto con immensa curiosità e grande piacere la sua ricerca sull’Omero baltico” (Massimo Cacciari, filosofo)

“This book poses so many intelligent and pertinent questions and offers so many brilliant solutions to various problems contained in the Homeric
epic that it would truly be a pity if it passed unnoticed” (Leszek Wysocki, McGill University)

“Homer in the Baltic is a rare example of a work that turns received notions upside-down. Vinci has done so with such thoroughness that, if one only credits half his examples, one is compelled to accept his thesis” (Joscelyn Godwin, Colgate University)

“Your essay presents a remarkably compelling thesis which is very well researched and documented (…) Your thesis is, to say the least,both fascinating and revolutionary in terms of accepted lore” (Thomas Wyman, Stanford University)

“Felice Vinci has done what was considered an almost impossibility. He has opened up a new front in the battle lines of the Homeric question (…) After reading Vinci’s Homer in the Baltic, one is irresistably tempted to say “yes” to the origins of the Greek peoples in Scandinavia” (Victor DeMattei, storico e studioso delle culture balcaniche)

“I find it powerful, methodical, important, and convincing” (Alfred de Grazia, Princeton)

Nell’agosto 2007 in Finlandia ha avuto luogo un seminario scientifico internazionale sull’argomento, con la partecipazione di nomi importanti della cultura italiana e straniera . Gli atti sono in pubblicazione a cura dell’Università di Messina.
Inoltre, l’autore è stato invitato a presentare la sua tesi alla INTERNATIONAL CONFERENCE ON MEDITERRANEAN STUDIES, promossa dallo
Athens Institute for Education and Research, tenutasi ad Atene il 20-23 marzo 2008.

Infine, lo scorso giugno il libro è stato pubblicato in Estonia, col titolo “HOMEROSE EEPOSTE LÄÄNEMERE PÄRITOLU” (sito ).

Numerose sintesi della teoria si trovano sul web in varie lingue, ad esempio:
in italiano:

in francese:

in inglese: http://www.bocksaga.de/homer_summary.htm

in tedesco:

in spagnolo:

in svedese:

in estone:

in russo:

Si segnala inoltre che su Internet si trova la trasmissione Voyager di Giacobbo su RaiDue del 19 novembre scorso, dedicata alla teoria e girata in Finlandia e in Norvegia, divisa in tre spezzoni da circa 8 minuti l’uno (un servizio- intervista all’autore è poi su a suo tempo andato in onda su un canale satellitare di Sky.

Ecco, in estrema sintesi, la tesi proposta in “Omero nel Baltico”:

Il reale scenario dell’Iliade e dell’Odissea è identificabile non nel mar Mediterraneo, dove dà adito ad innumerevoli incongruenze (un clima sistematicamente freddo e perturbato, battaglie che proseguono durante la notte, eroi biondi intabarrati in pesanti mantelli di lana, fiumi
che invertono il loro corso, il Peloponneso pianeggiante, isole e popoli introvabili…), ma nell’Europa settentrionale. Le saghe che hanno
dato origine ai poemi omerici provengono dal Baltico e dalla Scandinavia, dove nel II millennio a.C. fioriva una splendida età del bronzo e dove
sono tuttora identificabili molti luoghi omerici, fra cui Troia e Itaca; le portarono in Grecia, in seguito al tracollo dell’Optimum climatico, i
grandi navigatori achei, migrati dal Nord, che nel XVI secolo a.C. fondarono la civiltà micenea: essi ricostruirono nel Mediterraneo il loro mondo
originario, in cui si erano svolte la guerra di Troia e le altre vicende della mitologia greca, e perpetuarono di generazione in generazione,
trasmettendolo poi alle epoche successive, il ricordo dei tempi eroici e delle gesta compiute dai loro antenati nella patria perduta. La messa
per iscritto di questa antichissima tradizione orale, avvenuta in seguito all’introduzione della scrittura alfabetica in Grecia, attorno
all’VIII secolo a.C., ha poi portato alla stesura dei due poemi nella forma attuale.

Commenti dei lettori

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  • Profilo di lawagetas

    lawagetas

    27 Apr 2009 - 11:31 - #1
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    La teoria del Vinci e’ stata piu’ volte smentita in varie conferenze e forum di interesse archeologico. Non è che facendo uscire nuove edizioni e spostando più o meno arbitrariamente le gesta omeriche in Scandinavia che tale teoria ne esca rafforzata. I capitoli aggiunti nelle varie edizioni, non danno nessun valore aggiunto dal punto di vista scientifico/archeologico alla teoria. Così com’è concepito, Omero nel Baltico potrà avere un suo seguito di aficionados tra i cultori dell’esoterismo, della fantarcheologia, dei culti misterici, ma ben difficilmente convincerà chi veramento conosce l’argomento del modo Miceneo, dell’eta’ del bronzo e della questione omerica e convincera’ ancor meno qualche facoltà di archeologia a prendere la vanga e a scavare.
    Omero nel Baltico è un guazzabuglio senza metodo, nel quale si procede per accumulo di “indizi” che in sé non significano nulla, essendo applicabili a quasi tutte le civiltà antiche.
    le “forzate” assonanze linguistiche, sono appunto “assonanze”, che possono impressionare solo chi non conosce la filologia. Per esempio ritenere Hogoyggj assonante con Ogigia è del tutto fuorviante, come sa chi conosce le regole fonetiche del norreno.
    Ci sono altre “strampalate” teorie circa la presunta collocazione dei poemi omerici (In Inghilterra, nella penisola Iberica…) tutte apparentemente ben motivate ed agli occhi nei profani (la maggior parte dei lettori e del pubblico televisivo) credibili…va da se che tutte non possono essere vere!!!
    Ed infatti ad una vera meticolosa ed accurata analisi nessuna di queste lo e’.

    Per dettagliate analisi circa l’inattendibilita’ e le notevoli e numerose incongruenze/errori della teoria vinciana:

    http://www.saturniatellus.com/portale/viewtopic.php?p=30692

  • Alberto Majrani

    15 May 2009 - 15:16 - #2
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    Salve, sono Alberto Majrani, autore del saggio “Ulisse, Nessuno, Filottete” e del sito www.filottete.it.
    Desidero segnalare che , oltre che su Limes, la teoria di Vinci è stata pubblicata su alcune altre riviste culturali di notevole importanza, come per esempio Prometeo di marzo 2009, tutt’ora in edicola, e su Archeo di gennaio 2009, sotto forma di lettera con relativa risposta che includeva un ampio riassunto della teoria, e la promessa di approfondire la questione. Considerato l’elenco dei nomi dei componenti il comitato scientifico delle riviste, non mi pare che queste possano essere considerate confutazioni definitive della sua idea da parte del mondo accademico, al contrario. Inoltre Vinci viene continuamente chiamato ad esporre la sua tesi in sedi universitarie, circoli culturali e licei classici. Possibile che siano tutti dei bietoloni ingenui?
    Io non sono un filologo, sono un uomo di scienza che cerca di esaminare i FATTI e le cose esistenti, valutando le varie possibili spiegazioni e cercando quella più razionale, e se non va bene cercandone una nuova. Ed è un fatto che i filologi non siano per niente d’accordo su tutto quello che riguarda Omero, tanto da aver coniato il termine “questione omerica” per indicare tutte le infinite diatribe su chi cosa come dove e quando. Come scrive Giulio Giorello nella prefazione al mio libro, “la questione omerica è diventata un labirinto, non meno complesso di quello che si immagina architettato da Dedalo”. Anche certe affermazioni, che sono state prese per buone per molto tempo, non sono altro che una serie di supposizioni, suffragate da prove molto poco… probanti. Detto questo, veniamo al dunque. Ci sono fior di filologi che stanno sempre più prendendo sul serio le idee di Vinci, spesso dopo averle snobbate a lungo.
    Quanto alla lunga dissertazione riportata sul link, che conoscevo già, essa non mette in crisi la parte fondamentale della teoria, che cioè i poemi omerici siano delle saghe nordiche giunte in Grecia lungo la via dell’ambra. Lo stesso Vinci afferma più volte che le coincidenze dei nomi, che sono tantissime, vanno considerate con molta cautela. Oltretutto mi pare che, nella smania di confutare, vengano fatte anche alcune affermazioni che mostrano la non conoscenza dell’Odissea: dire che Omero non parla mai di foche è sbagliatissimo, basta leggersi il IV libro (l’episodio di Proteo) per rendersene conto. Qui le foche si stendono al sole a mezzogiorno nell’isola di Faro; se lo facessero nella Faro mediterranea, alla foce del Nilo, rimarrebbero ben presto stecchite dal caldo. Non così nella Faro baltica.
    Nel mio saggio, che Benedetta Colella (grecista e filologa) ha recensito in due articoli su questo sito, mi sono anche preso la briga di svolgere un’ampia analisi critica delle varie teorie sulla geografia omerica, incluso quella di Vinci, e di correggerne parecchi punti. Scusate se mi … cito addosso, ma ecco per esempio cosa scrivo a pagina 123 : “Affrontiamo ora l’altro grosso problema: la datazione del XVI secolo per l’arrivo della mitologia e dell’epos omerico. In effetti, Vinci ha sempre detto che essendo il mondo omerico più arcaico del mondo miceneo, le vicende dovevano essersi svolte prima. Ma questo non è affatto necessario! In molte cose il mondo baltico era rimasto comunque più arcaico del mondo greco! Il peggioramento del clima ebbe l’effetto di “congelare” anche lo sviluppo delle società nordiche. L’età del ferro nel Baltico è cominciata intorno al VI secolo a.C., quindi non c’è da stupirsi se le armi descritte da Omero sono di bronzo. I poemi potrebbero essere arrivati anche poco prima della fine dell’ottavo secolo, quando ci sono le prime tracce scritte in Grecia….”. E ancora “In questo modo non c’è più neanche la necessità di immaginare un lungo periodo di tradizione orale, oltretutto con un bellicoso “medioevo” in mezzo, prima che i poemi fossero messi per iscritto: tutto può essere avvenuto pochi anni dopo l’arrivo del cantastorie Omero, o di qualcuno della sua “scuola”, in Grecia. A questo punto persino la presenza nelle parti finali dell’Odissea di armi di ferro potrebbe essere pensato come un “aggiustamento” fatto dopo l’arrivo di Omero in Grecia, e dopo che aveva conosciuto l’uso del ferro”.
    In base a queste e ad altre considerazioni tutte le incongruenze si risolvono in un colpo solo, e ci si rende conto di come i poemi omerici diventino improvvisamente molto più realistici e assumano una sorprendente coerenza: il buon Omero non dormiva affatto!
    Già, perché è proprio questo il problema: mentre sia io che Vinci riteniamo che Omero fosse un genio, per molti grecisti non è così, e pur di difendere a spada tratta la “Grecità” dei poemi, i cosiddetti amanti di Omero non esitano a ritenerlo un povero babbeo che non sapeva neanche di che cosa parlasse o scrivesse. Contenti loro, ma valli a capire…

  • SpiritInTheNight

    21 Mar 2010 - 13:34 - #3
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    Saluti a tutti… Premetto che pur essendomi diplomato al liceo classico, sono un appassionato di miti, saghe (e lingue) nordiche, lettore di Tolkien, eccetera. Tuttavia sono costretto a dirvi che Omero non proveniva dal Baltico.
    C’è una sterminata lista di ragioni per le quali questo fatto è impossibile, mi limito qui a un paio di considerazioni che mi sono venute in mente di recente.
    Primo, c’è un grosso problema di tipo tecnico-nautico. Chi naviga a vela nel mar Egeo sa benissimo che l’ Egeo stesso (e il mar Mediterraneo) non è affatto quel laghetto tropicale che vorrebbe far credere Vinci, e che tutte le tempeste di cui parla Omero sono perfettamente possibili. Inoltre, anche il regime dei venti e delle correnti si adatta molto bene al contesto mediterraneo, ad esempio durante la bella stagione è normale che nell’ Egeo soffi “Borea” (vento da nord, nord-est). Questa cosa non mancava di creare problemi ancora nel XIII-XIV secolo alle flotte di galere veneziane e genovesi che incrociavano in quelle acque.
    Secondo punto, l’ identificazione della cittadina finlandese di “Toija” con Ilio (domando scusa ma se scrivo il nome originale il filtro antispam mi cassa perchè pensa che sia una brutta parola), anzi, in particolar modo, la localizzazione del “sito di Ilio” nel villaggio di Kavasto vicino Toija. Dice Vinci, con fare ispirato, che il toponimo “Kavasto” non ha un senso in finlandese: subito dopo, passa a fare un’ etimologia greca dicendo che vorrebbe dire “la città bruciata”.
    Affascinante! Peccato che basta dare un’ occhiata (meno di 5 minuti) a google maps per scoprire che, o i greci passavano il tempo a dare fuoco a città nella Finlandia meridionale o il discorso non torna, perchè il toponimo è tutt’ altro che isolato! Oltre a Kavasto, nei dintorni di Toija, in Finlandia c’è Kuivasto (Raasepori), Koivisto, Keivasto. Un’ interpretazione etimologica certo più terrena ma più probabile: “kavasto” con tutte le sue varianti non avrà un senso in lingua finlandese, ma la Finlandia è stata per secoli annessa alla Svezia, e (toh!) in svedese “kvast” vuol dire “scopa” o anche, in senso figurato, “mazzo di fiori”. Mi sa tanto che tutti quei Kavasto, Kuivasto, Koivisto sono tante “Villa Fiorita”, e non già dei relitti linguistici della guerra dell’ Iliade.

  • Alberto Majrani

    10 Jan 2011 - 16:25 - #4
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    Rispondo in breve: l’assonanza tra kavasto e città bruciata è stata rilevata da un gruppo di grecisti e archeologi che si trovava in loco per un convegno internazionale. Come Vinci ripete più volte, le (tantissime) somiglianze tra i nomi sono solo una parte della teoria e possono essere semplici coincidenze. Il clima: è ovvio che ogni tanto ci sono tempeste nell’Egeo, ma ci sono anche tante giornate caldissime, che nei poemi omerici non compaiono mai. In compenso non ci sono tante altre cose descritte da Omero. Se con le tradizionali interpretazioni tutto funzionasse perfettamente non ci sarebbe una diatriba come la questione omerica che si trascina da millenni senza una soluzione soddisfacente

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