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Detti di re e condottieri celebri

Il più noto fra i “Moralia” di Plutarco


Plutarco è un enciclopedico.
Più che approfondire e valutare, egli vuole sapere, estrapolare curiosità, compendiare caratteri e personalità nel motto arguto, nell’esempio da seguire.
Gli Apoftegmata, gli aneddoti estrapolati dal contesto, sono fra i primi brani d’autore con cui si cimentano gli studenti che hanno ancora poca familiarità con il greco e ricercano contemporaneamente strutture sintattiche semplici e contenuti fascinosi.
Non solo: la natura estemporanea e la naturale brevità dei testi favoriscono la memorizzazione e colpiscono la fantasia, ispirando e fortificando nell’animo quei valori di coraggio e abnegazione che oggi, in un mondo smemorato ed ignorante, latitano senza alcuna sostituzione.
L’energica brevità con cui sono enunciati questi detti conferisce loro più forza e lascia sull’animo un’impressione più profonda.
Benché quasi tutti i passi degli Apoftegmata possano essere antologizzati autonomamente, il libro è strutturato in cinque capitoli, che raccolgono secondo la provenienza geografica i grandi uomini da cui sono tratti i discorsi: la Persia (e le altre regioni straniere), la Sicilia, la Macedonia e il mondo ellenistico, la Grecia (Atene, Sparta e Tebe) ed infine Roma.
Sparta, però, è talmente caratteristica che altri due testi appartenenti alle operette morali sono dedicati alle donne e agli eroi lacedemoni: frasi ed episodi già commentati in quest’opera si ripetono in quelle più o meno con lo stesso stile.
Gli Apoftegmata sono introdotti da un’epistola dedicatoria a Traiano, che ben esemplifica la poetica e le finalità di Plutarco: le letture edificanti siano sprone per azioni eclatanti.