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Il dio della Guerra e la Violenza

Una favola di Esopo spiega il perché di un binomio inscindibile.

Le disastrose conseguenze della guerra sono ben presenti e addirittura enfatizzate in questo periodo storico.
Per la prima volta nella sua storia, il territorio italiano ha goduto di oltre sessanta anni continuativi di pace, forse anche per l’estrema riottosità nominalistica a considerare episodi bellici le “azioni militari di pace” coordinate dall’ONU o il terrorismo degli anni di piombo o l’invasione, pacifica anche essa, dei diseredati che valicano illegalmente i nostri confini.
La guerra, invece, era condizione quotidiana nel mondo classico, dove l’economia di sussistenza rendeva appetibile il ricorso alla violenza per procacciarsi lavoratori a poco (i servi, appunto) e derrate alimentari a sufficienza.
Tra discorsi interventisti ed enfasi oratorie che caratterizzano i testi greci, soprattutto storici, si distingue una favoletta di Esopo che, nello stile piano e allegorico che lo contraddistingue, ricorda agli uomini come la Guerra non sia mai un male solitario, perché gemellata, anzi coniugata nel senso letterale del termine, con ingiustizia e disumanità.
E’ una questione di genere: polemos è, in greco, sostantivo maschile e l’immaginario popolare lo ammanta di attributi virili che stonano con il termine italiano “guerra”. Per questo, nella traduzione della favola che segue tradurrò il termine greco con il meno incisivo “Conflitto”, che mantiene, però, il genere maschile e meglio si presta, così, all’allegoria
Hybris, invece, tradizionalmente tradotto Violenza in questo passo esopico, è soprattutto l’arroganza che deriva da troppa fiducia nei propri mezzi e si manifesta nella continua prevaricazione degli altri.

Θεοὶ πάντες ἔγημαν ἣν ἕκαστος εἴληφεν ἐν κλήρῳ.

Tutti gli dei sposarono ciascuno quella che ha ottenuto in un sorteggio

Πόλεμος παρῆν ἐσχάτῳ κλήρῳ·

Conflitto partecipava all’ultima estrazione.

Ὕβριν δὲ μόνην κατέλαβεν· ταύτης περισσῶς ἐρασθεὶς ἔγημεν.

Rimase Arroganza, da sola; essendosi perdutamente invaghito di lei, la sposò.

Ἐπακολουθεῖ δὲ αὐτῇ πανταχοῦ βαδιζούσῃ.

La segue così, mentre va da tutte le parti.

Ὅτι ἔνθα ἂν προέλθῃ ὕβρις ἢ ἐν πόλει ἢ ἐν ἔθνεσι, πόλεμος καὶ μάχαι εὐθὺς μετ’ αὐτὴν ἀκολουθεῖ.
Qualora dunque l’Arroganza avanzi o in una città o tra i popoli, Conflitto e guerre subito le stanno dietro.