Irene Nemirovsky I doni della vita Adelphi, 2009 (pp.218)
Letto dal 10 al 13 marzo 2009 Voto:9
Abstract: Pierre Hardelot, erede delle omonime cartiere, ha una fidanzata rosea e grassoccia che la famiglia ha scelto per lui, ma è innamorato di un’altra: una che non gli consentiranno mai di sposare, perché appartiene alla piccola borghesia, e non ha dote. Eppure, alla vigilia del matrimonio, Pierre decide di infrangere quella invisibile ma solida barriera “fatta di buon sangue, di carni robuste e sane e di risparmi investiti in titoli di Stato, una barriera destinata a proteggere per sempre i giovani dalle insidie della sorte e dalle loro stesse passioni”, e la legge non scritta per la quale di generazione in generazione accoppiamenti giudiziosi stringono sempre di più i legami tra le poche famiglie che contano della ricca borghesia di provincia - e sposa la donna che ama. Comincia così il romanzo di Irène Némirovsky: trenta capitoli in cui, attraverso la storia degli Hardelot, si percorrono trent’anni di storia francese, da quelli che precedettero la prima guerra mondiale a quelli che vedono (nel momento stesso in cui Irène racconta gli eventi mentre stanno accadendo) l’occupazione della Francia da parte dei tedeschi.
Breve commento: E’ un grande romanzo corale, un affresco bellico molto simile nei toni a “Suite francese”, una storia di amore e fiducia, sussurrata e senza picchi di tensione, forse perché la Nemirovsky per prima non credeva alle parole di speranza che stava donando agli altri
Frasi estrapolate dal testo:
Si dice che la gente è smemorata; proprio così, è come gli animali: si ricorda di aver sofferto, ma non perché ha sofferto…una memoria terribile, viscerale, fatta di rancore cieco, di ingiustizia, di odio e di stupidità.
(Nella seconda guerra mondiale) nessuno avrebbe più detto, come nel 1914, che il paese era diviso in due, chi moriva e chi invece, grazie a quei morti, viveva: tutti erano uguali, tutti combattevano, tutti rischiavano la pelle
Ogni dissenso veniva camuffato dietro le delicate sfumature del galateo, così come l’acqua fresca e scintillante copre il fango di uno stagno.

Benedetta Colella








